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Terremoti, quarant’anni di disastri e nessun colpevole

24 Gennaio 2017

Furia cieca della natura ma è cieca pure la giustizia: in 40 anni ha pagato solo Antonio Borrelli (e pochi altri), il sindaco di San Giuliano di Puglia quando crollò la scuola “Jovine” nel 2002. Sua figlia è morta lì sotto, già di per sé una condanna a vita

Nel 1976 non c’erano leggi anti-sismiche abbastanza stringenti, gli anni erano di quelli aspri per la repubblica, fra stragismo e rapimento di Aldo Moro, e quindi, per il terremoto del Friuli, le inchieste nemmeno cominciarono. In Irpinia all’indignazione per come venivano gestiti i fondi della ricostruzione fecero seguito una raffica di assoluzioni nelle aule dei tribunali. Per l’Aquila 2009 la Commissione Grandi Rischi non aveva colpe, scrissero i magistrati. Gli emiliani colpiti da sisma nel 2012 aspettano ancora la prima udienza da quasi cinque anni.

È un Paese strano quello che ha dato i natali a Giuseppe Mercalli – inventore della scala che porta il suo nome – e che allo stesso tempo litiga a ogni piè sospinto su terremoti e ricostruzione. Un Paese strano anche perché quando la terra trema c’è una precisa liturgia da seguire: il disastro, le telecamere, la commozione, la solidarietà, le raccolte fondi, le polemiche sui soccorsi. E infine i processi, per quello che servono. Perché sarà pur vero che la natura non perdona e non dimentica ma i tribunali, a quanto pare, sì. Quarant’anni di terremoti e, quindi, quarant’anni di imputati nelle aule giudiziarie d’Italia. Ma quanti sono i politici, costruttori, progettisti, amministratori e che hanno pagato per i propri presunti errori? La risposta ve la diamo in anticipo: pochi, quasi nessuno.