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Stati Uniti e Arabia Saudita: un rapporto da rinegoziare?

19 Maggio 2017

Diversi elementi spingono a non considerare del tutto scontato l’esito del viaggio di Trump alla corte degli al-Saud

La visita di Donald Trump a Riyadh in occasione dell’Arab Islamic American Summit in programma nei prossimi giorni nella capitale saudita pone una serie di interrogativi riguardo alla politica mediorientale dell’amministrazione statunitense. Dietro lo slogan della ‘crociata islamica contro il terrorismo’, il vertice si propone, sostanzialmente, di rilanciare la leadership saudita sul mondo sunnita, leadership che sembra avere perduto smalto negli ultimi tempi, nonostante (o forse per) gli exploit di una politica estera che si è fatta sempre più ‘muscolare’. In linea con la visione della nuova leadership saudita (primo fra tutti il nuovo re, Salman, già influente Ministro della Difesa durante il regno del fratellastro Abdullah), il vertice sembra inoltre volto a riaffermare la centralità di Riyadh nella lotta contro una ‘minaccia sciita’ (leggi: iraniana) estesa dal Libano allo Yemen. Difficile dire quale sarà il risultato in questo campo, data anche l’eterogeneità dei partecipanti al vertice, il cui parterre comprende Paesi che – come la Giordania o la Turchia – non hanno mai manifestato particolare simpatia per le ambizioni egemoniche della monarchia wahhabita.