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Armi, l’export italiano è cresciuto del 22% negli ultimi 5 anni

20 Febbraio 2017

Il nostro primo cliente è la Turchia di Erdogan. Ma siamo anche il terzo fornitore degli Emirati Arabi Uniti. Mentre nel mondo si registra un boom che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. I grafici.

Un  ottimo quinquennio per la compravendita di armamenti, come non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda. Il 20 febbraio lo Stockholm international peace research institute (Sipri), il più importante centro di ricerca sul mercato globale delle armi, ha pubblicato i dati sui flussi di import ed export registrati dal 2012 al 2016: il commercio è salito dell’8,4%, una crescita che non si registrava dall’inizio degli Anni 90 (guarda le infografiche). Possono brindare, dunque, le multinazionali delle armi e delle tecnologie militari, alzare il calice al riarmo spinto dalla frammentazione geopolitica, celebrare a modo loro le tensioni regionali, le ambizioni territoriali delle nuove potenze, i nazionalismi montanti.

ERDOGAN PRIMO CLIENTE DELL’ITALIA. Crescono ancora gli acquisti da parte delle nazioni del continente asiatico, diventato ormai da anni protagonista di una nuova corsa agli armamenti, in uno scenario caratterizzato da conflitti striscianti. Ma continuano ad aumentare anche quelli dei Paesi mediorientali, già impegnati nella “guerra mondiale siriana”. I primi cinque importatori sono India, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Cina e Algeria. Mentre tra i primi 10 venditori di armamenti ci sono cinque Paesi europei: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia. Rispetto al quinquennio 2006- 2011, il nostro export è cresciuto del 22%. E il primo cliente è la Turchia di Recep Tayyp Erdogan.

A fare affari sono ancora in prima linea gli Stati Uniti con il 33% del mercato globale e primo compratore l’Arabia Saudita. Al secondo posto la Russia, le cui vendite sono per l’80% dirette verso Oriente e in particolare verso New Delhi (38%).