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Il radicale Capano: esistono centinaia di Cucchi dimenticati

17 Gennaio 2017

Dopo 8 anni si riapre il caso. Ma gli ostacoli sono tanti. Perché con le forze dell’ordine «la giustizia ha una sensibilità diversa». E molte violenze restano nascoste. L’avvocato della famiglia Mastrogiovanni a L43.

Schiaffi, pugni e calci». Botte che provocarono «una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale» che «unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Stefano Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte». Per la procura di Roma il 31enne non è morto di fame né tantomeno di epilessia, ma a causa di un pestaggio. Per questo ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale per Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, i tre carabinieri del Comando Stazione di Roma Appia che procedettero all’arresto. Non solo: nell’atto di accusa, il pm ha nuovamente evidenziato la condotta omissiva dei sanitari.

UN NUOVO INIZIO, MA MILLE DIFFICOLTÀ. Dopo otto anni di battaglie è un passo in avanti. «Non lo so come sarà la strada che ci aspetta», ha commentato Ilaria Cucchi, «sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio». Una strada che però potrebbe essere in salita. «Non siamo nemmeno all’inizio del processo, sempre ammesso che ci sia», spiega a Lettera43.it Michele Capano, tesoriere dei Radicali. All’attenzione della procura ci sono consulenze che escludono il nesso di causalità tra pestaggio e morte. Non solo: gli agenti della polizia penitenziaria e gli infermieri del Pertini sono stati assolti. Trappole che potrebbero rafforzare in sede processuale la difesa dei carabinieri.

Ilaria Cucchi.


Ne sa qualcosa Capano, che oltre che tesoriere dei Radicali è avvocato della famiglia di Franco Mastrogiovanni, il maestro elementare sottoposto nel 2009 a trattamento sanitario obbligatorio e morto dopo 87 ore di agonia durante le quali è rimasto legato al letto nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania. Processo che lo scorso novembre ha visto la condanna in secondo grado dei medici e degli infermieri imputati.