Gaza: crisi energetica, tutti contro Hamas
13 Gennaio 2017
Migliaia di civili costretti a sopravvivere in condizioni estreme, la popolazione insorge a Jabālyā

Un giorno dopo le violente manifestazioni che hanno infiammato l’opinione pubblica in diverse città della striscia di Gaza non si riesce ancora a vedere la ‘luce in fondo al tunnel’. Ed è proprio questo il problema, Gaza brancola nel buio, nel vero senso della parola, la crisi dell’energia elettrica peggiora giorno dopo giorno, mentre l’Amministrazione pubblica resta indifferente davanti alla sofferenza di migliaia di civili costretti a sopravvivere in condizioni estreme, nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. C’è chi si scalda accendendo fuochi e candele e chi, invece, muore nel sonno a causa di incendi accidentali. Altri ancora non fanno in tempo ad arrivare vivi in ospedale, come quanto successo al piccolo Al-Hindi, neonato vittima del freddo e delle estreme conseguenze di politiche energetiche mal gestite.
Ebbene, la popolazione ormai stanca continua a manifestare contro il Governo di Hamas e proprio ieri, nel campo profughi di Jabālyā, è insorta con violenza, scagliando pietre contro la Polizia, poco prima che la stessa aprisse il fuoco sparando in aria. «Costretti a misure di sicurezza straordinarie per bloccare l’avanzata della folla verso gli uffici della centrale elettrica locale», dichiarano i poliziotti coinvolti.
Mentre la situazione continua a restare confusa, parte dei cittadini accusa Hamas, buona parte dei funzionari di Hamas incolpa di conseguenza la rivale Autorità palestinese, con sede nella West Bank occupata da Israele; altri ancora invece, puntano il dito contro Israele. Nel frattempo, Israele accusa Hamas di usare i bambini come ‘scudi umani’ e ‘di nascondersi tra i civili’.
Secondo uno studio realizzato dal Palestinian Center for Human Rights (PCHR), la popolazione della Striscia di Gaza riceve energia elettrica solo per quattro ore al giorno, mentre gli abitanti di molte aree vicine lamentano di ricevere energia solo per 4 ore ogni due giorni. Il 7 gennaio 2017, la Gaza Electricity Distribution Corporation (GEDCO) ha dichiarato che l’energia elettrica è ulteriormente diminuita in seguito allo spegnimento del secondo generatore della centrale elettrica. Secondo il comunicato stampa di GEDCO, l’area è a corto di 438 Megawatt (73%), il fabbisogno energetico della Striscia è di 600 Megawatt, per cui sono disponibili solo 147 Megawatt (27%). GEDCO ha rilevato che il suo ruolo si limita a ricevere e a distribuire i Megawatt disponibili. Non esiste, inoltre, un programma per il processo di distribuzione, e precisa che la fornitura di Megawatt spetta al Governo.
Le parti a cui è affidata la gestione del settore dell’energia elettrica di Gaza continuano a non trovare soluzioni reali per ovviare alla crisi, dimenticandosi dei 2 milioni di palestinesi che ricevono solo un quarto dell’elettricità loro necessaria. La ricerca di fonti energetiche alternative, che ha causato numerose vittime per l’uso di generatori e candele per compensare la carenza di alimentazione energetica, diviene, quindi, sempre più importante.
La GEDCO stessa, con circa un miliardo di dollari di fatture di consumo non pagate, non riesce ad ottenere il credito necessario, che si aggira sui 500 milioni di dollari, per riabilitare la rete elettrica ed assicurare un approvvigionamento adeguato alla popolazione. Gaza richiede tra i 500 ed i 600 megawatt di energia al giorno, ma ne sta ricevendo circa un terzo, di cui 30 MW importati dall’Egitto e 120 forniti da Israele.
Con temperature che scendono tra i quattro ed i cinque gradi centigradi di notte, le persone continuano a ricorrere a stufe e radiatori elettrici, facendo salire la domanda di energia proseguendo nel loop che sta lentamente e nuovamente, soffocando la popolazione nella sua morsa.
L’Autorità palestinese, pagando per l’energia fornita da Israele ed Egitto, trasferisce combustibile a Gaza esentandolo dalla maggior parte delle imposte, ma, a causa dei vincoli finanziari, non è comunque in grado di riuscirci appieno scaricando la colpa sull’amministrazione di Hamas che, tramite il portavoce Fawzi Barhoum riferisce, di contro, la propria apertura verso nuove soluzioni e accusando di rimando l’Autorità palestinese, di usare la crisi come mezzo per «danneggiare l’immagine di Hamas sanzionando la popolazione di Gaza».
