General

‘Senza olio di palma’: il meno che diventa più

3 Novembre 2016

Maura Franchi, sociologa dei consumi spiega come una negatività possa determinare un successo

La vicenda ‘olio di palma’ è sempre più controversa. Questo grasso vegetale è largamente impiegato in vari settori (bioenergie, combustibili, mangimi) senza clamori particoli, è invece messo sotto accusa il suo utilizzo nel settore alimentare. Tra l’alternarsi di dichiarazioni pro e contro da parte delle Istituzioni e delle aziende utilizzatrici, questo ingrediente, fino a pochi mesi fa, era presente nella maggior parte dei prodotti da forno perché considerato ideale per la lavorazione -essendo denso, privo di ossidazione e inodore.
Nel 2014, con l’applicazione del regolamento UE n.1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti, è diventato obbligatorio specificare il tipo e la quantità di oli vegetali presenti nei prodotti. Questo novità ha fatto balzare agli occhi di tutti la presenza massiccia dell’ingrediente olio di palma in molti dei prodotti presenti sulle tavole di tutti i giorni. Il tutto in coincidenza con la campagna contro questo prodotto lanciata per ragioni ambientali.
Dopo pochi mesi la maggior parte delle aziende alimentari hanno riformulato gli ingredienti della loro produzione e sulla confezione è apparsa la oramai nota dicitura ‘senza olio di palma‘. Tutto ciò senza che nessun organo competente, tra quelli che  hanno affrontato la questione olio di palma -dall’Efsa  (Europea Food Safety Authority), all’Eufic (European Food Information Council) fino  all‘Istituto Superiore della Sanità–  siano andati oltre al consigliare di non consumarne dosi eccessive (come avviene per tutti gli alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale).
“Nella linea dei biscotti”, ci spiega Flavia Marè, responsabile Qualità e CSR di Carrefour Italia “si sta procedendo gradualmente a una sostituzione con una miscela di burro e olio di girasole o olio di mais”. “Il tutto per noi comincia dal 2013”, ci spiega Roberto Ciati, direttore scientifico Barilla Group, “progressivamente nei nostri prodotti, in particolare nei prodotti da forno, abbiamo ridotto la quantità di grassi saturi utilizzando miscele o sostituendo direttamente i grassi utilizzati con oli, avendo un profilo nutrizionale migliore”.
“Per questi prodotti Coop accelererà il processo di sostituzione dell’olio di palma”, spiega Silvia Mastagni, responsabile dell’Ufficio Stampa Coop, “privilegiando l’impiego di olio extravergine di oliva o oli mono semi e ricorrendo a ricette e formulazioni nutrizionalmente più equilibrate”.
Il ‘senza olio di palma‘ è diventato in breve un fenomeno di marketing e comunicazione, uno slogan. Una presunta negatività è stata traformata in uno strumento di comunicazione poderoso; e una sottrazione (l’eliminazione dell’ingrediente) è diventata un accrescitivo di qualità, o almeno al consumatore è stato propinato come tale.
“Non credo che le aziende abbiano grande responsabilità”, ci spiega Maura Franchi, docente di sociologia dei consumi presso Università di Parma, “la loro mission è ovviamente il profitto, ma non utilizzano una comunicazione ingannevole; sono trainate dalle tendenze, dalle aspirazioni, dai sentimenti delle persone, a scegliere alcuni claim piuttosto per altri”, continua Maura Franchi, “non penso che i brand strumentalizzino, penso che i brand facciano molta fatica ad adeguarsi alle tendenze piuttosto che ad orientarle, ovviamente le cavalcano”.
La questione del togliere l’olio di palma, riformulando gli ingredienti, è una procedura non semplice, infatti “cambiare ricettazione ha richiesto una verifica tecnologica sugli impianti”, ci spiega Flavia Marè, “un lungo lavoro con i fornitori per affinare e revisionare le ricette e indagini sui consumatori per verificare la qualità percepita che doveva essere almeno uguale a quella precedente”.
“Cambiare il profilo nutrizionale” ci spiega Roberto Ciati, “per ridurre la quantità di grassi saturi presenti nei nostri prodotti lo si può fare in due modi: riducendo i grassi totali del prodotto oppure sostituendo gli oli e i grassi presenti nei prodotti che hanno una determinata composizione di acidi  grassi saturi e insaturi con altri oli che ovviamente hanno una quantità di saturo più bassa”.
Costi per la modifica della produzione, costi per nuove campagne di comunicazione. Abbiamo chiesto dati relativamente agli andamenti di vendita, per capire se effettivamente le vendite avessero risentito della campagna contro l’olio di palma tanto da giustificare una modifica della produzione con i costi annessi e per vedere come vanno le vendite dei prodotti pubblicizzati come privi dell’ingrediente sotto tiro. Carrefour e Bauli hanno dichiarato la loro non disponibilità a rilasciarci questi dati, altre aziende hanno preferito non riscontrare neanche la richiesta.
L’utilizzo di questo particolare tipo di comunicazione, in cui si evidenzia l’assenza di un ingrediente, l’olio di palma’, è un esigenza del mercato che risponde alle richieste dei consumatori; “pubblicizzando ed evidenziando l’assenza di olio di palma, si comunica una negatività che rende effettivamente più competitivo il prodotto”, ci spiega Maura Franchi, “dire ‘senza qualcosa’, è uno dei trucchi delle etichette perché non dico che cosa c’è”. “Sono messaggi di orientamento pesanti, sono tutte etichette evocative, comparative, ma non vogliono dire nulla; non c’è nessun elemento di tipo razionale”, secondo Franchi. “Senza è qualcosa di negativo”, continua, “se non scrivi ‘senza‘ il prodotto diventa qualcosa che fa male”.
Una parte importante spetta sempre al consumatore che oggi è “certamente è più attento”, prosegue la sociologa, “in un tempo in cui ci sentiamo così espropriati per la grande parte delle decisioni che riguardano il mondo intorno a noi, matura l’illusione che possiamo decidere almeno su che cosa va bene per noi, le piccole decisioni ci sembrano possibili e soprattutto ci sembrano le uniche che ancorano la nostra volontà”. “Che cosa ci fa bene, cosa va bene per noi, assume una valenza straordinaria nella testa delle persone”, continua Maura Franchi, “è una questione che attraversa la vita di molti; “molto più di quanto non fosse in passato, dove comunque eravamo più distratti”.