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Think Tank: come carri armati del pensiero?

6 Febbraio 2017

Con il Professor Diletti e con Gramaglia (IAI) e Magri (ISPI) parliamo di Think Tank

Recentemente uno studio della University of Pennsylvania sui Think Tank nel mondo ha dato risultati che potrebbero sembrare sorprendenti.
Lo studio, che ha preso in esame 6.846 Think Tank in 182 Paesi, ci mostra come nelle posizioni alte della classifica abbondino istituti di Paesi in via di sviluppo, in particolare africani e latinoamericani.
Per realizzare lo studio sono stati presi in considerazione molti aspetti: a partire da qualità e reputazione della direzione e del personale in ambito accademico e non fino ad arrivare alla capacità di influenzare e formare le élite politiche; dal numero di pubblicazioni e studi alla capacità di accesso ai centri di potere; dalla capacità di reperire fondi al livello di dimestichezza con i mezzi di diffusione della rete.
Lo studio ci dice che l’Europa è la seconda area per presenza di Think Tank (1.770 in tutto) dopo l’America del Nord (1.931). Seguono l’Asia (1.262), l’America Latina (774), l’Africa Sub-Sahariana (615), Nord Africa e Medio Oriente (398) e chiude l’Oceania (96).
In questa classifica l’Italia si pone al quarto posto nell’area europea (quinto se si considera la Russia) e all’undicesimo al livello mondiale.
Non stupisce che la Cina si trovi al secondo posto dopo gli Stati Uniti; può invece stupire che l’India si trovi davanti a Germania e Francia o che l’Argentina sia davanti a Paesi come Canada, Giappone ed Italia o, infine, che Brasile e Sud Africa siano davanti alla Svezia.
Questo potrebbe essere un sintomo della perdita di peso internazionale di vecchi Paesi leader, in particolare quelli europei, e dell’ascesa di quelle aree che per molto tempo furono soggette alle loro egemonie politiche ed economiche: si tratta di un mondo che ha cessato di essere bi-polare per diventare multi-polare.
Abbiamo cercato di capire incontrando Giampiero Gramaglia, ex Direttore dell’Agenzia Stampa ‘ANSA‘ ed ora responsabile della comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali (IAI: 31° posto nell’Unione Europea; 83° nel mondo), Paolo Magri, vice Presidente esecutivo e Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI: 29° in Europa; 66° nel mondo), Mattia Diletti, docente del dipartimento di Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma ed autore di diversi studi sui Think Tank.
Letteralmente, Think Tank significa ‘Serbatoio di Pensiero‘ (ma, essendosi sviluppati fortemente durante la Seconda Guerra Mondiale, anche il riferimento al carro armato non è puramente casuale).
Si tratta di “una sorta di università senza studenti perché si fa ricerca senza avere incombenze accademiche e, soprattutto, la ricerca è rivolta a produrre proposte al servizio dell’azione di governo: è un centro studi che serve da serbatoio per le idee che possono servire ad un Governo per lavorare o anche alle opposizioni per costruire piane e contro-proposte”, ci spiega Diletti. Oltre a questa funzione principale non bisogna dimenticare quella di creare consenso sull’opinione pubblica più informata e relazioni: “serve anche a mettere attorno ad un tavolo gli attori di una politica pubblica in una sorta di diplomazia parallela”. Infine, in alcuni casi, i Think Tank possono servire anche a “sostenere una vera e propria politica di pensiero ideologico”.