Uragano Marine: Le Pen va oltre destra e sinistra (e stavolta rischia davvero di farcela)
6 Febbraio 2017
Nessun riferimento al padre e al partito, toni da no global e patriottismo a 360 gradi: la campagna elettorale della candidata sovranista all’Eliseo parte da Lione. E manda definitivamente in soffitta tutte le categorie politiche del novecento

Si dovranno fatalmente rivedere le definizioni, e rassegnarsi al fatto che il binomio destra/sinistra non descrive più la politica del mondo libero. Lo si dovrà fare per molte ragioni, e l’ultima e più consistente è il discorso di Lione con cui Marine Le Pen ha aperto la sua campagna elettorale. Un comizio in cui la parola “destra” non è mai stata pronunciata, anzi. Su tutto il materiale pubblicitario distribuito in sala la Le Pen è solo “Marine”: il cognome che la collega al celebre padre è sparito, così come il simbolo del partito, cancellato persino dal podio da cui parla la protagonista. I simpatizzanti sotto il palco scandiscono: “Ni gauche n’ droite”. Marine non indica come nemico la sinistra ma la globalizzazione nei suoi due aspetti più evidenti: quella economica e quella dell’immigrazione senza controllo. E anche il quadro delle amicizie politiche internazionali si fa tenue. Donald Trump è citato con benevolenza, e molto applaudito dalla sala, però uno dei punti forti del programma è l’uscita dal comando integrato Nato «perché non vogliamo più combattere guerre degli altri», e l’ovvio riferimento sono le guerre degli americani.
La storia è strana, e si prende le sue rivincite in modo bizzarro. Il successo di Marine, indicata da tutti i sondaggi come presenza certa al ballottaggio finale per le presidenziali, non raccoglie solo l’ovvio filone “securitario” legato alla crisi delle banlieue o al terrorismo ma punta a far suo anche un portato meno scontato: quel movimento No-Global che debuttò a Seattle nel ’99, arrivò in Europa, all’inizio dei Duemila portò in piazza centinaia di migliaia di francesi, fu irriso da destra e sinistra («Un barnum della contestazione», scrisse Le Figarò; «Una Woodstock senza prospettiva politica», sentenziò Liberation), e poi dato per morto da entrambi gli schieramenti. Salvo adesso riemergere nella forma di un voto liquido, senza padroni ideologici, conquistabile da chi sa toccare le corde giuste, “persino” dalla Le Pen. Forse “soprattutto” dalla Le Pen.
