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Siria, l’arma della satira contro l’abbandono

22 Maggio 2017

Da Damasco racconta la guerra e il vuoto della comunità internazionale. La crisi dell’Ue e l’avvento di Trump. L’artista Morhaf a L43: «La libertà di pensiero? Qui da noi si è evoluta».

In Italia Morhaf Youssef è stato premiato come il miglior vignettista satirico sul tema delle migrazioni, diversi altri riconoscimenti ha ricevuto all’estero. Volendo, potrebbe studiare come rifugiato in qualche università europea. Invece dalla Siria, dove la guerra gli ha tolto la casa come a tanti civili anche a Damasco, continua a postare i disegni politici e di denuncia che pubblicava anche prima del conflitto: sul governo di Bashar al Assad come sui fatti arabi e dell’Occidente, più che mai sull’abbandono da parte delle organizzazioni umanitarie e internazionali. «Se il sostegno umanitario fosse uguale al sostegno militare», commenta a Lettera43.it, «la Siria sarebbe in condizioni migliori».

SATIRA E INTERNET. Morhaf precisa di «avere 26 anni più 6 anni di guerra, 32». Dal 2007 lavora come artista indipendente dopo aver studiato scultura all’Istituto d’Arte di Damasco, anche per dare voce a siriani fuori e dentro il suo Paese: la tragedia siriana lo sta facendo, suo malgrado, conoscere nel mondo. «Ma anche in Siria la libertà di pensiero», spiega dal Medio Oriente dove la satira resta un pericoloso crinale, «per me si è evoluta, non con la guerra, ma con la rivoluzione di Internet e dei social media, uno tsunami per la comunicazione». Il giovane disegnatore è stato tentato di lasciare il Paese come tanti espatriati. Ma alla fine ha deciso, come diversi altri, di rimanere vicino agli affetti portando la sua preziosa testimonianza da dentro il conflitto.