Marcia del Ritorno: almeno 133 palestinesi uccisi, domani nuove manifestazioni
Nena News, 21 giu 2018
Continua
a salire il bilancio di palestinesi uccisi o feriti dai soldati israeliani
durante le manifestazioni popolari lungo le linee tra Gaza e lo Stato
ebraico. Il ministro israeliano Ghilad Erdan annuncia una nuova guerra
a salire il bilancio di palestinesi uccisi o feriti dai soldati israeliani
durante le manifestazioni popolari lungo le linee tra Gaza e lo Stato
ebraico. Il ministro israeliano Ghilad Erdan annuncia una nuova guerra

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AGGIORNAMENTI
Gaza:
nuovi raid di Israele
Un aereo israeliano ha colpito oggi nel sud di Gaza una non meglio precisata
“infrastruttura” usata, secondo il portavoce militare, per lanciare i
cosiddetti “aquiloni incendiari”. Secondo i media israeliani gli aquiloni
avrebbero innescato oggi sei incendi.
nuovi raid di Israele
Un aereo israeliano ha colpito oggi nel sud di Gaza una non meglio precisata
“infrastruttura” usata, secondo il portavoce militare, per lanciare i
cosiddetti “aquiloni incendiari”. Secondo i media israeliani gli aquiloni
avrebbero innescato oggi sei incendi.
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Gerusalemme – Con la morte ieri, dopo oltre un mese di agonia, di
Ghassan Abu Daqqa, è salito ad 133 il numero dei palestinesi uccisi dal fuoco
dei tiratori scelti dell’esercito israeliano da quando, lo scorso 30 marzo,
sono cominciate a Gaza le manifestazioni popolari della Grande Marcia del
Ritorno lungo le linee di demarcazione con Israele. Lo riferisce il ministero
della sanità a Gaza.
Ghassan Abu Daqqa, è salito ad 133 il numero dei palestinesi uccisi dal fuoco
dei tiratori scelti dell’esercito israeliano da quando, lo scorso 30 marzo,
sono cominciate a Gaza le manifestazioni popolari della Grande Marcia del
Ritorno lungo le linee di demarcazione con Israele. Lo riferisce il ministero
della sanità a Gaza.
Su Gaza
intanto torna con prepotenza l’ombra di un’ampia offensiva militare israeliana,
a quatto anni di distanza dall’operazione “Margine Protettivo” del
luglio/agosto 2014. Intervistato dalla radio militare il ministro israeliano
per la sicurezza interna Ghilad Erdan ha affermato che Israele “potrebbe non
avere scelta” se non quella di attaccare Gaza allo scopo di fermare quelli che
le autorità israeliane chiamano gli “aquiloni del terrore”, ossia gli aquiloni
con liquidi incendiari che i palestinesi indirizzano verso il territorio
israeliano e che hanno provocato nei giorni scorsi danni a terreni coltivati. L’aviazione
israeliana è entrata in azione più volte nei giorni scorsi contro i laboratori
dove sono costruiti gli aquiloni e contro coloro che li lanciano. Ora però si
parla di un attacco più ampio e duro contro Gaza e contro il movimento islamico
Hamas.
intanto torna con prepotenza l’ombra di un’ampia offensiva militare israeliana,
a quatto anni di distanza dall’operazione “Margine Protettivo” del
luglio/agosto 2014. Intervistato dalla radio militare il ministro israeliano
per la sicurezza interna Ghilad Erdan ha affermato che Israele “potrebbe non
avere scelta” se non quella di attaccare Gaza allo scopo di fermare quelli che
le autorità israeliane chiamano gli “aquiloni del terrore”, ossia gli aquiloni
con liquidi incendiari che i palestinesi indirizzano verso il territorio
israeliano e che hanno provocato nei giorni scorsi danni a terreni coltivati. L’aviazione
israeliana è entrata in azione più volte nei giorni scorsi contro i laboratori
dove sono costruiti gli aquiloni e contro coloro che li lanciano. Ora però si
parla di un attacco più ampio e duro contro Gaza e contro il movimento islamico
Hamas.
Ghassan
Abu Daqqa era stato ferito ad est di Khan Yunis e il suo nome si aggiunge a
quello degli oltre 70 manifestanti uccisi dal fuoco israeliano il 14 maggio o
morti nei giorni successivi per le ferite subite durante le mobilitazioni per
il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. I feriti dal 30
marzo sono stati migliaia, molti dei quali raggiunti da proiettili veri sparati
dai cecchini. Negli ospedali di Gaza restano ricoverati decine di feriti in
condizioni molto gravi, ancora in pericolo di vita. I chirurghi
palestinesi hanno dovuto eseguire numerose amputazioni di arti a causa dei
gravi problemi causati ad ossa, muscoli e sistema vascolare dalle munizioni
sparate dai soldati israeliani.
Abu Daqqa era stato ferito ad est di Khan Yunis e il suo nome si aggiunge a
quello degli oltre 70 manifestanti uccisi dal fuoco israeliano il 14 maggio o
morti nei giorni successivi per le ferite subite durante le mobilitazioni per
il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. I feriti dal 30
marzo sono stati migliaia, molti dei quali raggiunti da proiettili veri sparati
dai cecchini. Negli ospedali di Gaza restano ricoverati decine di feriti in
condizioni molto gravi, ancora in pericolo di vita. I chirurghi
palestinesi hanno dovuto eseguire numerose amputazioni di arti a causa dei
gravi problemi causati ad ossa, muscoli e sistema vascolare dalle munizioni
sparate dai soldati israeliani.
Proprio
in solidarietà con i feriti di queste ultime settimane sono state indette
domani nuove manifestazioni di massa lungo le linee tra Gaza e il territorio
israeliano. Subito dopo le preghiere islamiche del venerdì migliaia di
palestinesi raggiungeranno gli accampamenti di tende allestiti a breve distanza
dalle barriere con lo Stato ebraico per ribadire la determinazione di spezzare
il blocco israeliano imposto loro ormai da molti anni. Le condizioni di vita a
Gaza si fanno sempre più gravi in conseguenza del blocco. Inoltre l’Unrwa,
l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, colpita dai tagli ai
finanziamenti annunciati dagli Stati Uniti e dal drastico calo delle donazioni
internazionali, ha avvertito che potrebbe non essere in grado di aprire a Gaza
il nuovo anno scolastico per i circa 270 mila allievi.
in solidarietà con i feriti di queste ultime settimane sono state indette
domani nuove manifestazioni di massa lungo le linee tra Gaza e il territorio
israeliano. Subito dopo le preghiere islamiche del venerdì migliaia di
palestinesi raggiungeranno gli accampamenti di tende allestiti a breve distanza
dalle barriere con lo Stato ebraico per ribadire la determinazione di spezzare
il blocco israeliano imposto loro ormai da molti anni. Le condizioni di vita a
Gaza si fanno sempre più gravi in conseguenza del blocco. Inoltre l’Unrwa,
l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, colpita dai tagli ai
finanziamenti annunciati dagli Stati Uniti e dal drastico calo delle donazioni
internazionali, ha avvertito che potrebbe non essere in grado di aprire a Gaza
il nuovo anno scolastico per i circa 270 mila allievi.
