General, , ,

Egitto, la piaga dei desaparecidos: 250 solo nel 2017

19 Settembre 2017

Tra l’agosto 2015 e l’agosto 2016 sono stati circa 400 i casi di detenzioni illegali o sparizioni inspiegate. E a inizio settembre è toccato anche al consulente della famiglia Regeni al Cairo.

Nell’Egitto di Abdel Fattah al Sisi le scomparse inspiegabili stanno diventando la norma. Una tecnica autoritaria del governo per controllare gli oppositori che riguarda da vicino anche l’Italia. Il 13 settembre una Ong egiziana ha confermato che il consulente legale della famiglia di Giulio Regeni al Cairo, Ibhrahim Metwaly Hegazy, è stato arrestato e ha reso noto che l’avvocato è stato posto in custodia cautelare per due settimane. L’avvocato è stato fermato all’aeroporto , dove si doveva imbarcare su un aereo diretto a Ginevra: lì doveva partecipare ad una riunione del consiglio dei diritti umani.

Come riporta il sito Muftah, tra l’agosto 2015 e l’agosto 2016 le cosiddette “sparizioni forzate” sono state circa 400. Solo nel 2017, i casi sono stati 250. Di questi, 104 sono egiziani tra i 18 e i 35 anni. Un rapporto di Amnesty International del 2016 denuncia anche di casi di minorenni. Le sparizioni sono parte di una sistematica repressione di qualsiasi opposizione politica. Solo da maggio, il governo egiziano ha bloccato circa 424 siti Internet. Lo stato d’emergenza è in vigore da aprile, quando lo Stato islamico ha colpito due chiese ad Alessandria e Tanta, e ha dato praticamente mano libera alle forze dell’ordine.

LE ACCUSE DELL’AVVOCATO IMPRIGIONATO. Sequestri di persona, incarcerazioni illegali e torture: sono le accuse che un giovane avvocato egiziano, il 24enne Tarek ‘Tito’ Hussein, ha rivolto al governo egiziano in una testimonianza ottenuta dal quotidiano britannico Guardian. Hussein, un avvocato che si occupa di diritti umani, è stato rapito di recente ed incarcerato illegalmente dalla polizia per cinque settimane. Il giovane accusa funzionari dello Stato di cercare di ottenere false confessioni, di negare ai prigionieri l’accesso a consulenti legali e di condurre interrogatori con metodi da tortura, incluso l’utilizzo di scariche elettriche.

HRW: «EPIDEMIA DI TORTURE». La testimonianza di Hussein è arrivata all’indomani della pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch che mette in guardia contro una «epidemia di torture» in Egitto sotto il governo di al Sisi. Secondo l’avvocato, la portata degli abusi dei diritti umani in Egitto «probabilmente costituisce un crimine contro l’umanità». Hussein è noto nel Paese poiché suo fratello minore è stato arrestato ed incarcerato per due anni senza alcuna accusa per avere indossato una maglietta con la scritta “Nazione senza tortura”. Il Guardian ha chiesto al governo di commentare le accuse dell’avvocato, ma finora non ha ricevuto risposte.