Mosul, la ricostruzione e le violenze ancora in atto
3 Agosto 2017
Nonostante la liberazione e la voglia di ricominciare a vivere (e costruire), la paura continua
Il 9 luglio il premier iracheno Haider al Abadi ha annunciato la liberazione di Mosul dalle milizie dell’Isis. Almeno 900 mila persone sono state costrette a scappare e a lasciare l’ex capitale dello Stato Islamico dal 2016 e 40mila le vittime. Ma nonostante la liberazione e la voglia di ricominciare a vivere (e costruire), la paura continua.
Secondo l’istituto di ricerca Airwars, dal 19 marzo al 19 giugno, solo nella parte ovest della città, almeno 3.706 civili sono stati uccisi dai bombardamenti dell’esercito iracheno e della coalizione guidata dagli Stati Uniti. A colpire i cittadini di Mosul sono «i bombardamenti indiscriminati, spesso sproporzionati o comunque ingiustificati», scrive Amnesty International in nel rapporto pubblicato l’11 luglio.
Ma non solo: durante i mesi di assedio a Mosul centinaia di persone sarebbero state imprigionate in campi di detenzione non ufficiali. Ma il governo non ha mai fornito alcuna documentazione sulle persone detenute e sui reati di cui sono accusate.
Ed emergono anche le agghiaccianti storie delle donne dell’Isis. Nei loro interrogatori affermano di essere state trattate bene e che i loro mariti spendevano soldi per assicurare loro vestiti, cibo ed soddisfare ogni necessità. Ma molte di loro hanno ammesso di essere state letteralmente comprate. Altre hanno ammesso di essere state violentate e picchiate , il tutto ben inquadrato ed inserito in quello che era diventato un vero e proprio mercato di schiave del sesso.
