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Legge elettorale. Meno collegi ma restano i nominati

4 Giugno 2017


–Redazione– La commissione Affari costituzionali della Camera ha sospeso l’esame della legge elettorale.

Le norme sulle firme necessarie per presentare le liste elettorali “saranno oggetto di complessiva revisione”. Lo ha annunciato il relatore Emanuele Fiano in commissione Affari costituzionali. Fiano ha replicato ad un intervento di Domenico Menorello (Ci) che aveva criticato l’alto numero di firme richieste per presentare le liste, e aveva chiesto l’approvazione di emendamenti che abbassavano questo numero.

Il Pd ha presentato un emendamento alla legge elettorale a prima firma di Alan Ferrari, per diminuire il numero dei collegi uninominali da 303 previsti dal testo Fiano a 233 (225 più gli 8 di Trentino e Val D’Aosta). In questo modo si risolverebbe il problema dei cosiddetti collegi sopranumerari, cioè i casi in cui i candidati dei partiti più grandi pur risultando primi nei rispettivi collegi, non verrebbero eletti.

Il testo su cui era stato trovato l’accordo prevede 303 collegi uninominali ma essi non sono maggioritari, bensì hanno un riparto proporzionale: un po’ come la vecchia legge del Senato in vigore tra il 1948 e il 1992.

Nelle Regioni “monocolore”, dove i candidati di un grande partito vincono in molti collegi, qualcuno di essi potrebbe non risultare eletto: infatti tra i vincitori si fa una graduatoria in base alle percentuale di voto ottenuta. E’ il caso, per esempio, delle Regioni Rosse per il Pd o di alcune Regioni del Sud (Sicilia) per M5s. L’emendamento Ferrari diminuisce il numero dei collegi a 232, quelli del Senato del Mattarellum. In tal modo i collegi sarebbero già definiti, e diminuirebbe la possibilità di collegi sopranumerari. Naturalmente questo porterebbe un simmetrico aumento degli eletti con i listini proporzionali che salirebbero da 303 a 374. I partiti che hanno sottoscritto l’accordo (Pd, M5s, Fi, Lega e Si) stanno ora trattando una intesa su questo punto.