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Congo: Chiesa Cattolica nuovamente sotto attacco. E il Kasai brucia

9 Giugno 2017

Ripresa delle violenze ordinate dal Presidente Joseph Kabila contro la Chiesa Cattolica e guerra civile nella provincia del Kasai

I Paesi francofoni dell’Africa centrale ritornano alla ribalta delle cronache internazionali. Le crisi burundese e congolese (vecchie di 20 anni e mai risolte) sono all’origine delle tese relazioni regionali e rischiano di far esplodere un conflitto etnico nei Grandi Laghi con chiare caratteristiche genocidarie. La Repubblica Democratica del Congo è già stata coinvolta in questo conflitto latente. All’est le forze di liberazione burundesi stanno combattendo contro l’Esercito congolese, i terroristi FDLR e gruppi Mai Mai. Dopo le pulizie etniche del Nord Kivu, contro la tribù Nande, ora è il turno dell’etnia tutsi Banyamulenge nel Sud Kivu.

Alla situazione di guerra totale nell’est, si aggiunge la ripresa delle violenze ordinate dal Presidente Joseph Kabila contro la Chiesa Cattolica e la guerra civile nella provincia del Kasai.

La Chiesa Cattolica è nel mirino del regime di Kinshasa fin dal 2016, quando la Conferenza Episcopale Nazionale ha accettato il ruolo di mediatore per risolvere la crisi causata dalla volontà di Kabila di accedere al terzo mandato presidenziale. Il Vaticano (tramite i vescovi congolesi) aveva disegnato una intelligente e fattibile road map di pace che permetteva a Kabila di mantenere temporaneamente le funzioni presidenziali oltre alla fine del suo mandato  -il 19 dicembre 2016-, ma lo obbligava a indire, entro i primi mesi del 2017, libere e trasparenti elezioni, rinunciando alla sua candidatura. Questa proposta si è concretizzata con gli accordi di pace del 31 dicembre 2016 (accordi di San Silvestro). Il Presidente Kabila, una volta assicurata la sua permanenza alla Presidenza dopo la scadenza del suo mandato, non ha firmato gli accordi ed ha scatenato una guerra contro la Chiesa Cattolica divenuta ora il nemico numero uno in Congo.