Turchia, ad Ankara l’Europa non serve più
10 Maggio 2017
L’obiettivo è la Siria, ed Erdogan punta sull’amicizia con gli USA di Trump

Il 16 aprile 2017 verrà probabilmente ricordato come la data che ha segnato l’inizio della fine della tradizione repubblicana e laica iniziata da Kemal Ataturk, padre della Turchia moderna, un secolo fa. Il referendum vinto dal ‘sì’ per la trasformazione dell’assetto politico e istituzionale del Paese che di fatto trasforma la Turchia in una Repubblica Presidenziale, abolendo la carica di Primo Ministro e cedendo una fetta enorme di poteri a Recep Erdogan, avrà ripercussioni importanti sulla politica estera di Ankara nei prossimi anni.
La modifica costituzionale vede una netta rottura con la tradizione occidentale che prevede la divisione dei potere tra le diverse cariche e istituzioni del Paese. Ora l’esecutivo è nelle mani del Presidente della Repubblica, figura teoricamente simbolica e super partes. Il Presidente, in precedenza imparziale, oggi può essere una figura appartenente a un partito: motivo per il quale Erdogan ha da poco ripreso a far parte del suo AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), dopo averlo dovuto lasciare proprio per via di questa regola ora abbandonata.
