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Bari, la colmata Marisabella tra ritardi, sprechi e silenzi

27 Maggio 2017

L’opera nel porto barese doveva essere pronta nel 2015 e costare 42 milioni. Invece probabilmente vedrà la luce tra tre anni e costerà quasi il doppio. La storia di 30 anni di errori, ritardi e rimpalli di responsabilità.

Doveva esser pronta nel 2015 e costare 42 milioni di euro. Non se ne parlerà, invece, prima del 2020 e ai cittadini potrebbe costare circa il doppio, al netto di quanto già pagato per le truffe degli Anni 90. Stiamo parlando della Colmata Marisabella, il nuovo terminal da 300 mila metri quadrati che dovrebbe rivoluzionare il porto di Bari, accogliendo il traffico merci e lasciando le banchine della Darsena di Levante alle crociere.

L’ODISSEA DEI BANDI. Di nuovo in realtà c’è poco. Cominciati nel 1995, i lavori furono sospesi nel 1998 con la rescissione da parte del ministero dei Lavori pubblici del contratto da 80 miliardi di lire con l’appaltatore mandatario (la palermitana Sailem) e l’emersione, anni dopo, di una truffa da 14 miliardi per lavori pagati e solo parzialmente eseguiti. Si ricominciò a parlare del progetto nei primi anni 2000, col boom dei traffici dei container. Nel 2004 il Provveditorato delle Opere pubbliche ottenne dalla Regione l’autorizzazione al dragaggio delle aree interessate e al versamento della risulta in una normale zona di colmata presente in porto. L’autorizzazione scadeva a marzo 2008, ma il bando per la realizzazione da 58 milioni di euro è stato emanato dal Provveditorato solo nel settembre 2008, dopo che nel novembre 2006 il ministero dell’Ambiente aveva sancito per l’opera l’esclusione dalla procedura di Via, disponendo tuttavia una serie di prescrizioni di monitoraggio ambientale ante operam.