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Omotransfobia: un ‘limbo’ giuridico, tra etica e politica

4 Aprile 2017

Intervista ad Angelo Schillaci, Ricercatore in Diritto Pubblico Comparato presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’

Dopo l’approvazione in prima lettura da parte della Camera il 19 settembre 2013, il testo titolato «Disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia» giace tuttora in Senato (Commissione Giustizia), senza comparire nel calendario dei lavori.

Da una base di 4 articoli, nel luglio 2013 il Ddl è stato riscritto dai relatori, i Deputati Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl), a seguito della presentazione di oltre 400 emendamenti. L’esito è un parziale compromesso tra etica e politica, alimentato da resistenze idonee a bloccarne l’approvazione. La principale novità del provvedimento è l’introduzione nel Codice Penale di due fattispecie di reato equiparate: omofobia e transfobia.

Rispetto al testo originario presentato alla Commissione Giustizia, sono state eliminate le definizioni legislative di «orientamento sessuale» e «identità di genere» mentre è stata reintrodotta, con nuovo emendamento, l’estensione della circostanza aggravante prevista dalla «Legge Reale-Mancino» (L. n. 205/1993, modificata dalla L. 85/2006 sui reati di opinione), ossia il fatto di commettere un reato per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o (secondo la nuova disposizione) relativi all’«identità sessuale della vittima».