Erdogan, forte in Turchia, debole fuori: e ora la vittoria al referendum può diventare un boomerang
17 Aprile 2017
Il presidente turco ha vinto di misura il referendum sulla costituzione turca e il suo potere è molto più saldo. Però nella crisi siriana è in posizione di debolezza rispetto a tutti, curdi compresi. E ha ben poche carte in mano per uscire da una situazione sempre più difficile

51,3% Sì, contro 48,7% No. Così, salvo sorprese o ricorsi, si è conclusa la grande battaglia del referendum costituzionale turco. Una vittoria stretta nei numeri, ma enorme nel’impatto, per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Sufficiente, ad esempio, per assumere i poteri esecutivo, giudiziario e legislativo, senza più controlli da parte del Parlamento e per essere rieletto per altri due termini consecutivi di cinque anni ciascuno, più altri cinque, in prelazione. Abbastanza per far gridare all’autocrazia e alla fine dell’utopia kemalista di uno stato laico e in avvicinamento all’Europa. Un po’ meno, tuttavia, per ridare smalto e autorevolezza a Erdogan nello scacchiere internazionale. Un boomerang, addirittura, se si considera che proprio il Presidente è l’incarnazione di una linea di politica estera che sta conducendo la Turchia all’irrilevanza, se non addirittura all’isolamento.
Andiamo con ordine: da quando Ankara, in questi ultimi anni di presidenza Erdogan, ha scelto di allontanarsi sempre più dall’Occidente suo alleato, la sua principale arma di ricatto è stata la minaccia di avvicinarsi per reazione a Mosca. Specularmente la migliore carta di scambio che Ankara ha finora avuto col Cremlino è stata proprio ventilare la prospettiva di assecondare più gli interessi russi che quelli occidentali nelle sue aree di influenza. Con l’amministrazione Obama questo gioco ha, almeno in parte, funzionato. Ma con Trump è cambiato tutto. Ora che Mosca e Washington – nonostante il raid di Idlib, le successive tensioni – sembrano vicine come mai prima specialmente nella partita mediorientale che è quella più importante per la Turchia, Erdogan si trova improvvisamente con delle pessime carte in mano.
