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Ora è ufficiale: l’FBI indaga sui legami tra Russia e Trump

20 Marzo 2017

Lo ha confermato al Congresso il capo dell’FBI, che ha detto anche che la Russia voleva favorire Trump e che non ci sono prove che Obama lo abbia fatto intercettare

Il direttore dell’FBI James Comey ha parlato di fronte alla commissione di intelligence della Camera del Congresso statunitense e ha confermato due notizie che erano circolate nelle ultime settimane, ma che non erano ancora ufficiali. Ha detto che l’indagine sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali statunitensi «include l’analisi della natura di qualsiasi legame tra persone associate alla campagna di Trump e governo russo, e se ci sia stato o meno coordinamento tra la campagna e gli sforzi russi». Comey ha detto che l’interferenza russa aveva evidentemente l’obiettivo di indebolire la democrazia americana e la candidatura di Hillary Clinton, favorendo invece Donald Trump, il candidato preferito da Putin. Comey ha aggiunto poi che non sono state trovate le prove che confermino le accuse di Trump secondo le quali l’ex presidente Barack Obama avrebbe ordinato delle intercettazioni sui telefoni della Trump Tower in campagna elettorale.

Comey ha detto che non è usuale che l’FBI confermi o smentisca l’esistenza di un’indagine segreta, ma ha aggiunto di avere ricevuto l’autorizzazione a parlare pubblicamente dal ministero della Giustizia statunitense. Oltre a Comey, ha parlato anche il direttore della National Security Agency (NSA), Michael Rogers, che ha ribadito che l’intelligence statunitense ha ragione di credere che la Russia abbia interferito nelle presidenziali dello scorso novembre con l’obiettivo di favorire l’elezione di Trump. Comey ha detto che la Russia ha attaccato i server del Partito Democratico e poi ha fatto avere i documenti a trafugati a Wikileaks tramite un intermediario; più volte poi si è rifiutato di rispondere sul ruolo di Roger Stone, un amico e stretto collaboratore di Trump che durante la campagna elettorale aveva dato l’impressione di essere in contatto con Wikileaks. Sia Comey che Rogers hanno escluso invece che la Russia abbia hackerato o comunque alterato il voto negli stati decisivi alle elezioni, soprattutto Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina o Ohio.