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La concorrenza può attendere. Tutte le liberalizzazioni bloccate da due anni

23 Marzo 2017

Ad aprile torna in Aula al Senato il ddl concorrenza. Dall’energia alle assicurazioni, passando per professioni, trasporti e farmacie. Una lunga serie di interventi che tra veti e ostruzionismi si era insabbiata in Parlamento. «Doveva essere una legge annuale, sta diventando un piano quinquennale»

Il disegno di legge sulla concorrenza festeggia due anni. Celebrazione triste, per un provvedimento presentato in Parlamento ventiquattro mesi fa e ancora lontano dalla definitiva approvazione. Vittima di pressioni e veti incrociati, la riforma si è insabbiata da tempo al Senato. Lo scorso agosto la commissione Industria ha licenziato il testo, da mesi si attende il suo approdo in Aula. Secondo le ultime decisioni della capigruppo l’atteso esame dovrebbe iniziare tra un paio di settimane. I primi giorni di aprile. Il condizionale è d’obbligo, vista la lunga serie di ritardi. Intanto il Paese resta in attesa. Dalle farmacie all’energia, passando per i trasporti e le assicurazioni, i settori toccati dal provvedimento sono numerosi. Forse persino troppi.

Ed è proprio questo il motivo di tanti ritardi, raccontano. «La situazione ormai è diventata imbarazzante» ammette il senatore Luigi Marino, esponente del gruppo Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa e relatore del disegno di legge. «Il provvedimento era pronto già dalla scorsa estate, ma per non urtare la sensibilità degli elettori che potevano essere colpiti da specifiche misure si è preferito rinviare». E così si torna al referendum costituzionale dello scorso dicembre. Per evitare di scontentare alcune categorie, il governo avrebbe preferito posticipare l’approvazione della riforma. Illazioni tutte da dimostrare, certo. Come le indiscrezioni di chi addebita tanti ritardi ai dissidi tra l’ex premier Matteo Renzi e il titolare dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, grande sponsor dell’intervento. Il risultato è quasi paradossale. «Più che una legge annuale – ha riconosciuto pochi giorni fa lo stesso ministro Calenda – sta diventando un piano quinquennale».