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Così Le Pen vuole “fare la Francia di nuovo grande”

8 Febbraio 2017

‘Le Pen è un’opportunista e una grande provocatrice’, denuncia il professor Jean-Pierre Darnis

Lo scorso weekend, durante un gran comizio a Lione, Marine Le Pen ha lanciato ufficialmente la sua corsa all’Eliseo. La candidata del Front National, che si dice «né di destra, né di sinistra», promette di vincere «in nome del popolo». In testa nei sondaggi da mesi, è data sistematicamente come perdente al secondo turno.
Quali sono le sue reali chance di vittoria? E, soprattutto, come cambierebbe la Francia con Marine Le Pen Presidente? Lo abbiamo chiesto al Professor Jean-Pierre Darnis, direttore del Programma Sicurezza e Difesa dello IAI, coordinatore del programma ‘Forum strategico franco-italiano‘, nonché professore associato e direttore del master in ‘Lingue e Affari internazionali’ presso l’Università di Nizza Sophia-Antipolis.
Professor Darnis, Marine Le Pen promette di “rendere la Francia di nuovo grande”, con toni simili a quelli di Donald Trump. Quali sono le somiglianze tra i due?
Marine Le Pen è un’opportunista: non ha una grandissima preparazione, ma ha una cultura di partito e nazionalista. È una candidata antisistema, il suo programma è leggero, è cambiato negli anni e non è il motivo principale per cui la gente vota per lei. I suoi elettori vogliono dare un segnale contro alcuni pericoli gravi, reali o percepiti, e non sono, di conseguenza, particolarmente interessati all’applicabilità delle sue proposte.
Il Front National ha percepito la vittoria di Trump, alimentata da un mix di ricette nazionaliste e populiste, come un assist mediatico di cui approfittare. Le Pen e Trump si assomigliano perché fanno entrambi riferimento a un passato non ben definito, a un’età dell’oro in cui Francia e Stati Uniti stavano meglio di adesso. Giovanna D’Arco, Napoleone e la monarchia ricorrono costantemente nel discorso del Front.
Marine Le Pen si è resa conto che il paragone con Trump funziona tra i suoi elettori e ha colto l’occasione per saltare sul carro del vincitore. Si tratta comunque di una mossa in controtendenza con la tradizionale avversione dei nazionalisti francesi nei confronti dell’America, percepita come baluardo della globalizzazione, patria delle multinazionali e simbolo della distruzione dell’identità francese.