Cinema e politica: un rapporto complesso
24 Febbraio 2017
Alla vigilia della Notte degli Oscar, parliamo di cinema con il Professor Giovambattista Fatelli

All’ultimo Festival di Berlino è stato presentato il film ‘Django’ del francese Étienne Comar, nel trattare la storia del famoso chitarrista gitano francese Django Reinhardt e della sua fuga durante l’occupazione tedesca della Francia per sfuggire allo sterminio di Rom e Sinti messo in atto dai nazisti. In molti, tra pubblico e critica, hanno letto nel film un richiamo all’attuale situazione in Siria e alla fuga di decine di migliaia di persone dalla guerra e dalle persecuzioni perpetrate da Daesh.
Domenica 26 febbraio a Los Angeles si terrà l’ottantanovesima edizione della Cerimonia degli Oscar. Nella categoria ‘Miglior Documentario’ spunta la candidatura di ‘Fuocoammare’ dell’italiano Gianfranco Rosi. Le quotazioni del documentario sono in ascesa probabilmente a causa del valore simbolico dell’argomento trattato: che si tratti della reazione di Hollywood alle politiche di chiusura dei confine del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump?
L’interpretazione di un film biografico ambientato nella prima metà del ‘900 come se si trattasse di un’allegoria della contemporaneità e il successo internazionale di un documentario che, in altri contesti, difficilmente sarebbe stato notato oltre oceano ci pongono di fronte ad alcune questioni: quanto il cinema è influenzato dalla politica e quanto, a sua volta, la influenza?
Come si è modificato, nel tempo, il rapporto tra cinema e potere politico? Per cercare delle risposte ci siamo rivolti al Professor Giovambattista Fatelli che insegna Formati e Linguaggi del Cinema e dell’Audiovisivo alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma.
Quale è il rapporto tra cinema e critica politico-sociale e come si è evoluto nel tempo?
In Italia, in una dimensione storica, è un rapporto molto forte. Nel periodo del Neorealismo, il cinema si assume un’importante responsabilità nella dimensione della critica della società: è un cinema che parla quasi esclusivamente della società. Certamente si può dire che questo venisse fatto in maniera veristica o moralistica, politica solo entro un certo profilo: c’è questa assonanza tra la sinistra politica e il cinema neorealista, ma è un’assonanza generica, sugli intenti di tipo più generale. Più che politico, il nostro cinema neorealista è sociale.
