General, , , ,

Internet, il progetto Ue per silenziare l’odio in Rete

6 Ottobre 2016

Libertà d’espressione o censura? Clic o reputazione? Mentre le offese a migranti e minoranze navigano, il Festival di Pisa cerca antidoti. Tra controlli e identikit.

Migranti, rom, musulmani, donne, gay, ebrei, disabili.
L’odio sociale espresso attraverso la Rete è in continuo aumento.
Un fenomeno difficile da quantificare per gli addetti ai lavori, perché internet è un flusso gigantesco e disorganizzato di miliardi di informazioni.
Ma i fatti di cronaca originati dai linciaggi mediatici e gli umori fotografati dagli ultimi voti e sondaggi popolari lo rivelano.

INTERNET FA 30 ANNI. Il web è di per sé un amplificatore e anche i media online sono, con Facebook e altre piattaforme di interazione virtuali, veicolo e casse di risonanza di paure e aggressività diffuse.
Per i 30 anni del web l’Internet festival, in programma dal 6 al 9 ottobre 2016 a Pisa, dedica uno spazio del dibattito sui media online al progetto Ue Bricks, compiuto tra il 2015 e il 2016 con la collaborazione di diverse testate giornalistiche titolari di siti web di Italia, Germania, Belgio e Repubblica Ceca, per silenziare (#silencehate) il fenomeno «dell’odio che corre sul web», adesso in particolar modo contro immigrati e migranti.
STESO UN DECALOGO PER I MEDIA. Più di una riflessione ricognitiva: si è arrivati alla stesura di un decalogo rivolto a giornalisti e social media manager.
Da parte del giornalismo c’è, negli anni delle stragi terroristiche in Francia e in Belgio, una presa di coscienza generale che sta portando a forme di controllo e moderazione dei commenti postati sia alla fine degli articoli sia sulle pagine dei social network delle testate.

Libertà d’espressione o censura: questo il dilemma

Il punto più difficile discriminazione è, come per le diverse prese di posizione sulle vignette di Charlie Hebdo e sulla pubblicazione delle reazioni all’attentato (tra i temi dei commenti studiati in Bricks), se e dove il diritto alla libertà d’espressione vada limitato con la censura.
Altri scogli sono le questioni della regolamentazione del web, a dir poco scarsa e ancora molto variabile da Stato a Stato, e del traffico di lettori sui media online alimentati dalla paura montante per lo straniero.
REPUTAZIONE O CLIC? Alessia Giannoni è la responsabile della onlus Cospe che ha promosso e guidato la ricerca per l’Italia e a Lettera43.it spiega: «È vero, l’odio genera clic, ma per le testate sta emergendo anche l’importanza della reputazione e l’Ue ha ora stretto un primo accordo in materia con Yahoo!, Facebook e Twitter».
A lungo termine, anche come ritorno economico, mantenere il buon nome i per siti d’informazione di rilievo nazionale sta diventando più vantaggioso e importante che cavalcare il mood del momento solo per aumentare velocemente i lettori.
CI SONO ONERI LEGALI. L’istigazione all’odio verso una persona o un gruppo, in base alla nazionalità o all’etnia, al colore della pelle, alla religione o al sesso e a qualsiasi altra caratteristica come minoranza ricade sotto la responsabilità della testate, nel caso dei forum sui siti giornalistici, e può comportare oneri legali.
Il confine con la libertà d’espressione non è quasi mai netto e in diversi casi chi ha sporto querela per le offese ricevute ha poi perso le cause, ma nella Repubblica Ceca è stata, per esempio, di recente incriminata una testata per aver propagato online odio verso le comunità rom.
FACEBOOK DA REGOLARE. Diverso il discorso per Facebook: solo in Germania la responsabilità di post che violano i diritti umani negli account sul social media dei giornali ricade sulle stesse, e anche in Italia il comportamento di diversi siti d’informazione è più elastico.
Cresce tuttavia in media la sensibilità su come cercare limitare l’aggressività xenofoba di molti commenti: attraverso team di social media manager si creano filtri di controllo e, a seconda delle scelte editoriali dei siti d’informazione, si può scegliere di veicolare la discussione su toni civili, bloccandola quando gli insulti e talvolta anche le minacce arrivano a essere oltraggiose e passibili di reati. È capitato sui media italiani per i post in calce ai racconti delle stragi in mare dei migranti.

Merkel spinge per un accordo sul controllo con i big del web

«Chiaramente questo personale comporta costi che spesso si possono mettere in bilancio solo i gruppi maggiori», precisa Giannoni.
«In Belgio, comunque, anche per la vicinanza alla Francia e per i fatti accaduti, sta nascendo molto dibattito nelle testate giornalistiche, dove si sperimentano diverse forme per conciliare la libertà d’espressione al rispetto della dignità di tutti. E la Germania, pur non avendo una normativa vincolante sul web, si sta dimostrando severa sulla propagazione dell’odio in Rete».
La cancelliera Angela Merkel ha spinto molto per un accordo dell’Ue per la sua prevenzione con i due più diffusi social media e il motore di ricerca accusato di aver dato agli 007 Usa le chiavi degli account mail.
IDENTIKIT IMPOSSIBILE. Dalle analisi dei disseminatori di odio attraverso internet è emerso un profilo trasversale: uomini e donne, giovani e anziani, internauti di diverso grado, nazionalità, istruzione ed estrazione sociale, tutte queste categorie hanno in seno una parte crescente di persone che inveiscono contro quanto temuto e considerato “diverso”, e in generale contro le persone più vulnerabili.
Ci sono i «rassegnati», gli «arrabbiati» e gli «aggressivi», i più virulenti: cambiano i toni, ma tracciare un identik è impossibile.
D’altra parte nickname e account sotto mentite spoglie favoriscono l’anonimato: una condizione che, nel far west di gran parte della Rete, spesso garantisce l’imperseguibilità e l’impunità a stalker che, in un mondo apparentemente virtuale, disinibiscono i loro freni.
STALKER SENZA FRENI. «In due anni di lavoro abbiamo riscontrato però che tanti non hanno remore a esprimersi neppure firmandosi con nome e cognome», conclude Giannoni, «e una catena di incitazione all’odio può partire anche da articoli che di per sé non parlano di immigrati e migranti, come per esempio i bonus sui figli e per altre tutele sociali».
Ma è il mondo di oggi che parla, e lo fa sempre più spesso su internet: anche questa una notizia.
I media devono dare lo spaccato di questa società, ma senza farsi manovrare.