L’acqua rubata ai palestinesi
di Hamira Hass, trad. Andrea Sparacino, 28 giugno 2016.

Faccio questo lavoro da venticinque anni e le bugie dei portavoce
dell’occupazione israeliana continuano a farmi infuriare. Le peggiori
sono le bugie sulla carenza d’acqua in Cisgiordania. Ogni anno arriva
l’estate e mi tocca scrivere qualche articolo sul tema.
Quest’anno mi sono concentrata sull’area di Salfit, nell’ovest della
Cisgiordania. Ho visitato alcuni villaggi e ho visto i rubinetti a
secco, le zucche rinsecchite negli orti e i bambini che andavano a
riempire i contenitori di plastica alle sorgenti. In estate la quantità
d’acqua erogata dall’azienda idrica israeliana viene ridotta almeno
della metà. Il motivo è semplice: aumenta la richiesta d’acqua negli
insediamenti, riforniti dalla stessa rete. La risposta degli israeliani è
sempre la stessa: diamo ai palestinesi più acqua di quanto previsto
dagli accordi di Oslo del 1994.
Gli accordi di Oslo hanno sancito il controllo israeliano sulle
risorse idriche e hanno autorizzato una distribuzione squilibrata
dell’acqua proveniente dalle falde della Cisgiordania: 80 per cento agli
israeliani, 20 ai palestinesi. Oggi il rapporto è addirittura
peggiorato: 86 a 14, perché i pozzi che i palestinesi hanno aperto
nell’est non hanno prodotto la quantità d’acqua sperata (l’area di
Salfit è invece ricca d’acqua nel sottosuolo, ma i palestinesi non la
possono sfruttare). Di conseguenza i palestinesi sono costretti a
comprare più acqua dall’azienda idrica israeliana. Acqua che noi
israeliani rubiamo a loro.
FONTE: Internazionale
