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La strategia segreta della Cina per sorpassare gli Stati Uniti

di Matthew Robertson, 27 giugno 2016.

Cai Guoqiang, artista cinese nazionalista, è famoso in Cina perché viene pagato dagli occidentali
per far saltare in aria i loro simboli. Quella che doveva essere una
delle sue migliori esibizioni ha avuto luogo alla fine del 2012 al
National Mall di Washington D.C. quando ha fatto saltare in aria un
albero di Natale alto quattro piani davanti a importanti personaggi
della élite politica sino-americana. 

Ci sono voluti mesi per ripulire
dalla polvere nera generata dagli aghi di pino inceneriti il castello
rosso sede dell’Istituto Smithsonian – per la gioia dei contribuenti
americani, l’impresa è costata 250 mila dollari (220 mila euro circa). 

Cai è stato da poco premiato dal Dipartimento di Stato con la Medaglia
delle Arti per il suo ‘contributo alla promozione della conoscenza e
della diplomazia’.



«Non so se qualcuno degli ospiti ha riflettuto sul perché stessero
osservando un artista cinese far saltare in aria un simbolo della fede
cristiana nel centro della capitale della Nazione, a meno di un mese
prima di Natale», questo è il sorprendente aneddoto di apertura di The hundred-year marathon: China’s secret strategy to replace America as the global superpower (La
maratona dei cento anni: La strategia segreta della Cina per
rimpiazzare l’America nel ruolo di superpotenza globale), il nuovo libro
del noto analista sulla Cina Michael Pillsbury – un tempo consigliere sia di Donald Rumsfeld che di Dick Cheney, che ha l’attenzione del Pentagono.

«In quel momento, non sono sicuro di essermi reso conto neanche io della sovversione insita nel gesto».

Tuttavia, alla sovversione generale attuata dalla politica comunista
cinese di vecchia data e agli atteggiamenti della Cina verso gli Stati
Uniti viene dato un lungo e maturo riconoscimento nel suo nuovo libro.



La sua tesi di fondo è che il Partito Comunista Cinese abbia, sin da
quando è salito al potere nel 1949, gestito una strategia per divenire il Paese più potente del mondo
e che l’abbia messa in atto attraverso l’utilizzo del governo, della
gente, del denaro, della proprietà intellettuale e della tecnologia
degli Stati Uniti.


Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti ha assecondato questa
strategia – l’ha persino sostenuta – perché non l’ha mai compresa come
un gioco pianificato della Cina, dice Pillsbury. Una classe di élite negli Stati Uniti ha persino favorito il processo.
Secondo Pillsbury, il pensiero di questi personaggi era che la Cina si
sarebbe felicemente integrata nella comunità internazionale
armonizzandosi alle norme globali che sono implicitamente sottoscritte
dagli Stati Uniti – e non avrebbe cercato di rimpiazzarli.



«Non è una strategia apertamente dichiarata», ha detto Pillsbury in
una recente presentazione del suo libro presso l’Hudson Institute. «La
prima regola del ‘Fight Club’ è non parlare del ‘Fight Club’. La Cina
non ha descritto apertamente questa strategia – infatti erano molto
sensibili riguardo al fatto che fosse divulgata».


«Questa implicita élite, costituita da eminenti accademici,
diplomatici ed ex presidenti, ha avuto una notevole influenza su quei
legislatori e giornalisti che hanno dissimulato la Cina. Io lo dovrei
sapere bene – ho fatto parte di questo gruppo per molti decenni», scrive nel suo libro.



All’Hudson Institute, il libro di Pillsbury è stato presentato da
Husain Haqqani, ex ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti – ha
detto che il suo libro Magnificent delusions illustrava una simile dinamica tra il Pakistan e l’America.


«La ragione è che gli americani danno sempre per scontato che gli
altri fondamentalmente vogliono le stesse cose che vogliano loro…
Hanno una veduta ingenua del mondo», ha detto Haqqani.



La veduta del mondo cinese, almeno come descritto da Pillsbury, è
completamente diversa da quella degli Stati Uniti ed è tutt’altro che
ingenua.


Raffigura un mondo in cui – quando entro il 2049, l’anno presunto in
cui finirà la sua maratona – la Repubblica Popolare della Cina non sarà
un egemone che comanderà gli altri Paesi come si dice facciano gli Stati
Uniti, ma «si avvarrà della sua virtù, del soft power e del suo fascino
naturale» per dirigere il mondo. Oh, «e forse, in caso di disarmonia e
che i Paesi non vadano d’accordo con la sua virtuosa leadership, della
forza militare», aggiunge Pillsbury.


Questa, nell’istituzione militare e teorica cinese, è una visione
comune tra i fautori della linea dura, che vengono chiamati ‘falchi’.



Quantomeno, uno dei metodi principali che i cinesi hanno utilizzato
sarà familiare agli americani: Pillsbury lo paragona a «uno dei trucchi
di Tom Sawyer». Questo ricorda la scena del romanzo di Mark Twain dove
Tom è stato messo per punizione a imbiancare una recinzione e riesce a
ingannare i suoi amici convincendo loro che quel lavoro ingrato fosse in
realtà molto divertente. «La Cina sta usando la tecnologia del Paese
per vincere la sua maratona dei cento anni», ha detto Pillsbury.



Il libro si basa su decenni di esperienza in giro per la Cina e tra
funzionari militari e studiosi cinesi. A un certo punto del testo
Pillsbury scrive: «Mi è stato detto – dalle stesse persone che mi
avevano a lungo assicurato dell’interesse della Cina unicamente in un
modesto ruolo di leadership all’interno di un emergente mondo
multipolare – che il Partito Comunista sta realizzando il suo obiettivo a
lungo termine di restituire alla Cina la sua ‘corretta’ collocazione
nel mondo».



E continua: «In effetti, mi stavano dicendo che avevano ingannato me e
il governo americano. Con forse un pizzico di minimizzato orgoglio,
stavano evidenziando il più sistematico, significativo e pericoloso
fallimento dell’intelligence nella storia americana. E dal momento che
non ci rendiamo conto che la maratona è ancora in corso, l’America sta
perdendo».

FONTE: Epoch times