Referendum, dubbi sulla propaganda all’estero di Renzi
17 Novembre 2016
Le missive verso l’estero datate 2013 per avere le agevolazioni. L’ombra di brogli. L’accusa di finanziamenti illeciti al Pd. Ciò che non torna sulla campagna pro Sì.

Matteo Renzi, segretario del Partito democratico e presidente del Consiglio, potrebbe aver violato la legge inviando le lettere di propaganda all’estero a favore del ”Sì” al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
A denunciarlo è Alessandro Zehentner, responsabile estero di Forza Italia in Spagna, che in una mail inviata al partito spiega tutte le falle di un’operazione che potrebbe configurare illeciti amministrativi e che, in ogni caso, presenta diversi aspetti oscuri.
Chi ha spedito e pagato per inviare queste lettere che secondo il senatore Gaetano Quagliariello sono costate circa 4 milioni di euro?
È stata un’azienda privata? È stato il Pd? Sono partite da Palazzo Chigi o da qualche ministero?
UN FINANZIAMENTO ILLECITO AL PD? Tutte domande a cui si avrà risposta solo se gli esposti del comitato del ‘No’ al referendum sfoceranno in un procedimento giudiziario.
Scrive Zehentner all’europarlamentare Elisabetta Gardini: «Se fosse una grande impresa che ha pagato l’invio della lettera di Renzi a nome di un ‘Comitato per il Sì’ posso credere che sarebbe ipotizzabile un finanziamento indiretto a un Partito e pertanto un illecito. Se invece fosse una Pubblica amministrazione ad aver pagato tale invio (per esempio un ministero) posso immaginare che tanto lineare non sarebbe, una Pubblica amministrazione non può pagare propaganda referendaria a un partito o a un Comitato referendario».
VOTO ESTERO SEMPRE PIÙ IMPORTANTE. Di certo c’è che a quasi due settimane dal referendum costituzionale i sondaggi danno in netto vantaggio il ”No”, ma analisti politici e sondaggi riconoscono che alla fine la differenza potrebbe essere marginale: i due fronti sono quasi appaiati, contando anche la forte percentuale di indecisi.
Per questo motivo il voto degli italiani all’estero sta diventando sempre più fondamentale.
«Sarà decisivo, si tratta di un 8% che non bisogna sottovalutare e che potrebbe spostare l’esito del risultato finale», spiega Vittorio Pessina a Lettera43.it, coordinatore di Forza Italia per l’estero e senatore che sta cercando di capire le mosse del governo sulla campagna referendaria oltre confine.
Polemiche sui controlli e rischio di brogli

(© Ansa) Renzi in campagna elettorale per il referendum.
Le polemiche sono già esplose, tra esposti, gaffe sullo spostamento di Gerusalemme da Israele alla Palestina, su come sono stati ottenuti gli indirizzi e i sospetti che il premier possa aver aggirato diversi ostacoli burocratici per portare benzina a favore del ”Sì”.
Lo stesso centro di smistamento dei voti esteri a Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma, dove arriveranno le schede, è stato al centro di numerose polemiche negli anni passati.
I controlli sono pochi e non sarà facile sorvegliare le fase di scrutinio per un potenziale di quasi 5 milioni di voti, iscritti all’Aire, cioè l’anagrafe degli italiani residenti all’estero.
I brogli, in sostanza, potrebbero essere dietro l’angolo.
«CONTROLLORI DI SINISTRA». «I nostri emigranti fanno riferimento ai patronati che sono tutti controllati dalla sinistra. Portano la lettera che ricevono dal consolato chiedendo cosa fare. La risposta? Lascia tutto qui che ci pensiamo noi. E anche la trasmissione delle lettere con i voti ai consolati e lo smistamento nel centro di raccolta in Italia sono pieni di buchi neri», aggiunge Pessina.
NON RISPETTATA LA LEGGE? Non solo.
Innanzitutto, spiegano da Forza Italia, il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico non avrebbe usato il metodo previsto dalle Poste per l’invio di grandi quantitativi (anche all’estero) di propaganda elettorale o referendaria chiamato ‘Posta Target Creative- Invito al voto’ (qui il link).
Avrebbe invece usato una convenzione differente, la Postatarget International, non utilizzabile in caso di propaganda referendaria, proprio perché esiste un prodotto ad hoc, specificamente previsto dalla legge.
A testimoniarlo sono le fotografie delle lettere.
Basta infatti leggere sulla busta dove si può trovare, subito sopra l’indirizzo del destinatario, il codice GIPA/CN/ER/0002/2013.

Una delle buste Postatarget International spedite agli italiani all’estero.
Codici con la data del 2013: una convenzione scaduta
Ebbene, spiega Zehentner sempre nella lettera a Gardini, «Gipa significa ‘Grandi imprese e Pubblica amministrazione’».
FORTISSIMO SCONTO. Si legge ancora nella mail: «Il Codice riporta la data del 2013, ossia trattasi di una convenzione già datata e presumibilmente scaduta, legata a un’altra attività. Nel 2013 Renzi non era premier, era sindaco. In quell’anno non esisteva di certo il ‘Comitato per il Sì’ legato a una proposta di riforma votata nel 2016. In virtù di una legge del 1993, la 515/93, le Poste italiane possono applicare un fortissimo sconto per gli invii postali di propaganda elettorale durante le elezioni politiche».
UN EVENTO CHE NON C’ENTRA. In pratica Renzi avrebbe usufruito delle agevolazioni postali tariffarie per elezioni del 2013, un evento ormai passato che nulla ha a che vedere con il referendum del 4 dicembre.
Avrebbe speso 4 centesimi a lettera invece di 80, ossia 20 volte meno della tariffa che qualsiasi persona avrebbe dovuto pagare per lo stesso servizio.
