Migranti: 200 morti in un naufragio, chiesti tre ergastoli
6 Dicembre 2016
Nel 2015 portarono 600 migranti dalla Libia all’Italia. Processati con rito abbreviato a Palermo, ora gli scafisti rischiano il carcere a vita.

Era l’agosto del 2015 quando il Mediterraneo fu scosso dall’ennesima tragedia. Duecento morti, tra cui sette bambini. A due anni di distanza, la procura di Palermo ha chiesto la condanna all’ergastolo degli scafisti algerini Ali Rouibah e Imad Busadia, e del libico Abdullah Assnusi, accusati di omicidio e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I tre erano alla guida di un’imbarcazione partita dalla Libia verso l’Italia, con a bordo circa 650 cittadini migranti. Una ventina di corpi vennero recuperati subito, altri mesi fa in un’operazione della Marina coordinata dalla Procura.
RUOLI DIVISI TRA GLI SCAFISTI. Secondo le testimonianze dei superstiti, i criminali avevano ruoli ben precisi: uno comandava il natante, affiancato da due aiutanti, mentre gli altri si occupavano di controllare i migranti, utilizzando anche la violenza su di loro. Il naufragio avvenne dopo circa tre ore di viaggio, quando la stiva, carica di persone, cominciò a imbarcare acqua. Dopo aver tentato invano, su ordine degli scafisti, di togliere l’acqua dalla stiva, i migranti cercarono in tutti i modi di uscirne, venendo però respinti, colpiti con coltelli e bastoni, ricacciati in basso mentre la botola veniva chiusa col peso dei migranti presenti in coperta, che avevano pagato un biglietto più caro e con un supplemento avevano avuto in dotazione anche un giubbotto salvagente. Rouibah, Busadia e Assnusi hanno scelto il rito abbreviato, Suud Mujassabi e Shauki Esshaush, gli altri due scafisti indicati dai superstiti, sono ancora sotto processo.
