General, , ,

Algeria nella morsa del terrorismo e della crisi economica

10 Gennaio 2017

Due aspetti chiave per l’analisi delle tensioni e squilibri del Paese nordafricano

La minaccia del terrorismo e gli scontri fra civili e Forze dell’Ordine generano in Algeria un clima instabile e delicato, quasi sull’orlo dell’esplosione. Gli algerini, parzialmente estranei al moto di rivolta della Primavera Araba che ha pervaso il Nord Africa nel 2010, scendono in questi giorni in piazza per protestare contro le nuove misure economiche adottate dal Governo. L’aumento delle tasse e  dei prezzi dei beni primari sembra, all’apparenza, il fattore chiave in grado di scatenare le proteste sociali avvenute ultimamente in Algeria. Ma il dissenso sociale non è l’unico elemento destabilizzante. Il terrorismo sembra essere un ulteriore minaccia per la sicurezza. Grazie a numerose operazioni antiterroristiche, nel Paese sono stati individuati parecchi nascondigli, munizioni e cittadini collegati all’attività terroristica.
La politica del compromesso adottata dal Governo durante la Primavera Araba e l’attuale crisi petrolifera internazionale sono due aspetti fondamentali per comprendere le odierne proteste sociali nel Paese. Il Governo algerino ha utilizzato i proventi derivati dalla vendita delle risorse naturali nazionali, quali petrolio e gas, per placare i malcontento dei cittadini. Lo Stato elargiva benefici economici, come sussidi, permessi o agevolazioni, per attenuare il crescente bisogno di rinnovo e democratizzazione nel Paese. La metodologia del compromesso, resa possibile solo dalla peculiarità geo-economica del Paese, ha contraddistinto l’Algeria dal resto dei Paesi nordafricani. Il compromesso sta dimostrando, però, di avere vita breve.
Con la crisi petrolifera internazionale, dovuta al calo dei prezzi del petrolio, il 95% delle esportazioni petrolifere algerine è stato danneggiato. Il Budget del 2017 prevede, infatti, l’aumento delle tasse, insieme all’aumento dei prezzi dei principali prodotti e materiali di consumo, come l’elettricità, la benzina ed i prodotti alimentari di primaria importanza. La crisi petrolifera e le misure economiche adottate, oltre  alla costante diminuzione delle riserve monetarie del Paese, fanno sì che al Governo venga a mancare una ‘merce di scambio’  per contenere il malcontento. Le proteste dei cittadini, così, risultano quasi inevitabili. I tumulti, registrati Lunedì 1 Gennaio nella provincia di Bejaia, sono un chiaro esempio del clima teso che pervade il Paese. Le attuali manifestazioni, i numerosi scontri con le Forze dell’Ordine, gli atti di rivolta e vandalismo registrati in molte città algerine sono una chiara manifestazione di come il metodo del compromesso fosse solo una soluzione temporanea. Le conseguenze della crisi petrolifera in Algeria rappresentano una minaccia all’economia e rischiano di generare instabilità interna al Paese, svelando quelle problematiche socio-politiche messe a tacere dal metodo del compromesso. La minaccia terroristica rappresenta una problematica aggiuntiva, non di minor importanza, alla stabilità algerina.
L’Algeria non è un Paese totalmente estraneo al fenomeno del terrorismo. Durante la Guerra Civile che ha colpito il Paese all’inizio degli anni 90, dei ribelli islamici fondarono il Gruppo Islamico Armato‎, al-Jamāʿa al-Islāmiyya al-Musallaḥa, come reazione al mancato riconoscimento da parte del Governo delle elezioni legislative del 1991 favorevoli agli Islamisti. Il gruppo è riconosciuto come organizzazione terroristica in Algeria e Francia. Tra le sue azioni terroristiche, la più nota è il dirottamento del volo Air France 8969 nel 1994. Ha inoltre condotto numerosi massacri tra la popolazione algerina. Tra gli episodi più importanti il massacro di Hai Rais il 23 settembre 1997 con più di 500 vittime, e quello di Bentalḥa il 29 agosto 1997 con oltre 250 vittime.