Brexit, le tappe e gli ostacoli
29 Marzo 2017
Con l’addio del Regno, l’Italia rischia extracosti per circa 1,3 mld. Londra però non ride tra revanscismo, inflazione e possibile esodo delle società della City. Senza contare le rivendicazioni di Galles e Irlanda del Nord.

Le trattative per la Brexit entrano nel vivo. Ma tutto il negoziato è avvolto in una grande e preoccupante nebulosa. Non sono chiari i veri obiettivi degli inglesi. Non si comprende fino a che punto vuole spingersi la Ue al tavolo. È ancora impossibile quantificare i costi (che saranno salati) per le parti in causa. E nessuno sa ipotizzare che cosa ne sarà del Regno Unito, che dopo la richiesta della Scozia di un referendum per la secessione, si avvia verso l’implosione.
IL BREXIT DAY DI THERESA. Per Theresa May la data del 29 marzo è «uno dei momenti più importanti nella recente storia del Regno Unito». Infatti la premier britannica, che al referendum dello scorso 23 giugno era schierata per il remain, ha presentato la richiesta formale alla Ue per avviare la Brexit. La trattativa con Bruxelles, stando a quello che prevede l’articolo 50 del Trattato dell’Unione europea, durerà due anni per «definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione». Se ci sarà accordo, questo sarà ratificato dal Parlamento inglese e da quello europeo. Nel biennio destinato alle discussioni chi «recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano». Ma mantiene tutti i benefici legati alla libera circolazione di beni e persone. Quindi niente dazi e barriere.
