Angola: riprende la crociata contro l’Islam
31 Marzo 2017
Solo 90mila fedeli musulmani, ma l’accanimento delle autorità governative ha oltrepassato i limiti

Dal 2010 l’Angola ha adottato una politica islamofobica che viola i diritti costituzionali relativi alla libertà di culto sanciti dalla Costituzione del 2010. La percentuale di musulmani è pressoché insignificante, 90.000 fedeli in tutto il Paese (a maggioranza cristiano), eppure l’accanimento delle autorità governative ha oltrepassato i limiti entrando nella persecuzione religiosa come giustamente fa osservare il Supremo Consiglio dei Mussulmani Angolani, principale organizzazione islamica con sede a Luanda.
Come dettagliatamente riportato nel Rapporto Internazionale della Libertà di Culto dal 2010 il governo di Luanda incoraggia sentimenti islamofobici presso la popolazione. Nel luglio 2010 fu bruciata la moschea della città di Huambo. Il crimine fu compiuto un giorno dopo che le autorità comunali di Huambo avevano accusato l’Imam di aver costruito una moschea in una città dove l’Islam non era gradito. I fatti di Huambo aprirono una lunga stagione di attacchi ingiustificati contro i luoghi di culto islamici e contro i cittadini angolani di fede musulmana. Nel settembre 2010 le autorità comunali della città di Cazenga chiusero la moschea. Solo a seguito di pressioni internazionali la moschea fu riaperta un mese dopo ma il clima islamofobico creato ad hoc a Cazenga minaccia l’incolumità fisica dei fedeli che, a distanza di ormai 7 anni, vivono ancora in un clima di terrore e paura.
