Il gioco delle mucche che raccoglieva dati su Facebook
Ian Bogost,
Internazionale, 31 marzo 2018
Per un
breve periodo, tra il 2010 e il 2011, sono stato un mandriano virtuale di
bestiame cliccabile su Facebook. Sembra un secolo fa: Obama era al suo primo
mandato presidenziale, Google+ non era ancora arrivato e tantomeno sparito.
Steve Jobs era ancora vivo, così come Kim Jong-il. Facebook non era stata
ancora quotata in borsa ed era ancora divertente da usare, anche era piena di
inviti a partecipare a giochi come FarmVille e Pet Society.
breve periodo, tra il 2010 e il 2011, sono stato un mandriano virtuale di
bestiame cliccabile su Facebook. Sembra un secolo fa: Obama era al suo primo
mandato presidenziale, Google+ non era ancora arrivato e tantomeno sparito.
Steve Jobs era ancora vivo, così come Kim Jong-il. Facebook non era stata
ancora quotata in borsa ed era ancora divertente da usare, anche era piena di
inviti a partecipare a giochi come FarmVille e Pet Society.
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Catherine
Ledner, Getty Images |
Io ne
avevo avuto abbastanza di fattorie acchiappaclic, e di Facebook in generale,
che nel 2010 aveva già l’aria di un posto dove le persone trattano gli amici
come risorse da ottimizzare. L’uso compulsivo, e non la scelta di quello che
fare, divoravano il tempo delle persone. App come FarmVille regalavano un po’
di sollievo per il fastidio artificiale che loro stesse avevano imposto.
Come
risposta, ne ho creata una io chiamata Cow Clicker.
I giocatori cliccavano su una mucca che muggiva e registrava un clic. Sei ore
dopo potevano farlo di nuovo. Potevano anche invitare le mucche degli amici nei
loro pascoli, comprare mucche virtuali con soldi veri, cliccare per spedire una
mucca in un paese in via di sviluppo con la Oxfam e molto altro ancora.
Sorprendentemente la cosa ha avuto successo, finché alla fine ho chiuso tutto
in un raptus bovino, una “muccapocalisse”. È una storia complicata.
risposta, ne ho creata una io chiamata Cow Clicker.
I giocatori cliccavano su una mucca che muggiva e registrava un clic. Sei ore
dopo potevano farlo di nuovo. Potevano anche invitare le mucche degli amici nei
loro pascoli, comprare mucche virtuali con soldi veri, cliccare per spedire una
mucca in un paese in via di sviluppo con la Oxfam e molto altro ancora.
Sorprendentemente la cosa ha avuto successo, finché alla fine ho chiuso tutto
in un raptus bovino, una “muccapocalisse”. È una storia complicata.
Ma vale
la pena ripensarci oggi, nel mezzo dello
scandalo dei dati che ha travolto Facebook. All’epoca non solo era
molto facile usare Facebook per i propri scopi, era anche difficile evitare di
raccogliere i dati privati, pure senza volerlo. A me è successo con uno stupido
gioco di mucche.
la pena ripensarci oggi, nel mezzo dello
scandalo dei dati che ha travolto Facebook. All’epoca non solo era
molto facile usare Facebook per i propri scopi, era anche difficile evitare di
raccogliere i dati privati, pure senza volerlo. A me è successo con uno stupido
gioco di mucche.
Ero solo
un tizio un po’ bislacco che aveva creato un gioco un po’ bislacco per
divertimento
un tizio un po’ bislacco che aveva creato un gioco un po’ bislacco per
divertimento
Cow
Clicker non ha niente di mirabolante. In fondo si tratta di un gioco che aveva
come unica funzione quella di cliccare su alcune mucche. Ho scritto quasi tutto
il codice in tre giorni, sul divano di un amico a Brooklyn. Non avevo la minima
idea che qualcuno ci avrebbe giocato, anche se poi lo avrebbero fatto in
180mila. Ho fatto un po’ di soldi con tutta questa faccenda, ma non ho mai
ottimizzato il gioco in modo da generare dei guadagni significativi.
Sicuramente non ho mai pensato di usare l’app come un’esca per estrarre i dati
degli utenti. Ero solo un tizio un po’ bislacco che stava creando un gioco un
po’ bislacco per divertimento.
Clicker non ha niente di mirabolante. In fondo si tratta di un gioco che aveva
come unica funzione quella di cliccare su alcune mucche. Ho scritto quasi tutto
il codice in tre giorni, sul divano di un amico a Brooklyn. Non avevo la minima
idea che qualcuno ci avrebbe giocato, anche se poi lo avrebbero fatto in
180mila. Ho fatto un po’ di soldi con tutta questa faccenda, ma non ho mai
ottimizzato il gioco in modo da generare dei guadagni significativi.
Sicuramente non ho mai pensato di usare l’app come un’esca per estrarre i dati
degli utenti. Ero solo un tizio un po’ bislacco che stava creando un gioco un
po’ bislacco per divertimento.
Eppure se
avete giocato a Cow Clicker, anche solo una volta, io ho raccolto i vostri dati
personali in quantità sufficiente da permettermi, per anni, di costruire un
profilo sui vostri interessi e il vostro comportamento. Potrei ancora farlo.
Tutti i dati sono ancora lì, conservati nel mio server.
avete giocato a Cow Clicker, anche solo una volta, io ho raccolto i vostri dati
personali in quantità sufficiente da permettermi, per anni, di costruire un
profilo sui vostri interessi e il vostro comportamento. Potrei ancora farlo.
Tutti i dati sono ancora lì, conservati nel mio server.
Per
capire perché la raccolta dei dati fosse la norma per le app di Facebook (come
Cow Clicker) occorre capire come si fa a creare e pubblicare le app sul social
network. Nel 2007 l’azienda ha trasformato il suo servizio in una piattaforma
di app. L’idea era che il numero degli utenti e il tempo che trascorrevano
sulla piattaforma sarebbe aumentato se Facebook avesse permesso alle persone e
alle aziende di creare delle app al suo interno.
capire perché la raccolta dei dati fosse la norma per le app di Facebook (come
Cow Clicker) occorre capire come si fa a creare e pubblicare le app sul social
network. Nel 2007 l’azienda ha trasformato il suo servizio in una piattaforma
di app. L’idea era che il numero degli utenti e il tempo che trascorrevano
sulla piattaforma sarebbe aumentato se Facebook avesse permesso alle persone e
alle aziende di creare delle app al suo interno.
Quando
cliccate su un’app sul sito web di Facebook – che si tratti di un test di
personalità, un gioco, un oroscopo o una comunità sportiva – si apre una
finestra con l’elenco dei dati di cui l’app ha bisogno per funzionare. Può
trattarsi di qualsiasi cosa: del vostro nome, della lista di amici, di
indirizzi email, delle vostre foto, “mi piace”, messaggi o altro.
cliccate su un’app sul sito web di Facebook – che si tratti di un test di
personalità, un gioco, un oroscopo o una comunità sportiva – si apre una
finestra con l’elenco dei dati di cui l’app ha bisogno per funzionare. Può
trattarsi di qualsiasi cosa: del vostro nome, della lista di amici, di
indirizzi email, delle vostre foto, “mi piace”, messaggi o altro.
Le
informazioni condivise automaticamente da un’app di Facebook sono cambiate nel
corso del tempo e anche gli utenti più consapevoli potrebbe non aver mai saputo
esattamente quali dati avevano condiviso. Quando ho creato Cow Clicker nel
2010, era più facile ottenere sia le informazioni di base (nome, genere, reti e
foto profilo) sia informazioni più dettagliate, come posizione, status
sentimentale, mi piace, post e altro. Nel 2014 Facebook ha cominciato a
rivedere il processo di analisi, e dei criteri e delle autorizzazioni richieste
per l’accesso, ma in precedenza la decisione era lasciata nelle mani
dell’utente. La cosa è coerente con la politica di Facebok sulla privacy,
fondata sul controllo degli utenti invece che sulle procedure di verifica.
informazioni condivise automaticamente da un’app di Facebook sono cambiate nel
corso del tempo e anche gli utenti più consapevoli potrebbe non aver mai saputo
esattamente quali dati avevano condiviso. Quando ho creato Cow Clicker nel
2010, era più facile ottenere sia le informazioni di base (nome, genere, reti e
foto profilo) sia informazioni più dettagliate, come posizione, status
sentimentale, mi piace, post e altro. Nel 2014 Facebook ha cominciato a
rivedere il processo di analisi, e dei criteri e delle autorizzazioni richieste
per l’accesso, ma in precedenza la decisione era lasciata nelle mani
dell’utente. La cosa è coerente con la politica di Facebok sulla privacy,
fondata sul controllo degli utenti invece che sulle procedure di verifica.
Le
autorizzazioni delle app di Facebook non sono molto chiare. Innanzitutto
l’utente deve accettare di condividere i dati prima ancora di aver usato il
servizio. Inoltre è Facebook che ti chiede l’autorizzazione, non l’app, il che
la fa apparire ufficiale e sicura.
autorizzazioni delle app di Facebook non sono molto chiare. Innanzitutto
l’utente deve accettare di condividere i dati prima ancora di aver usato il
servizio. Inoltre è Facebook che ti chiede l’autorizzazione, non l’app, il che
la fa apparire ufficiale e sicura.
La parte
del sito di Facebook dove si trovano le app, sotto la barra di navigazione blu
in alto, crea ulteriore confusione. Per l’utente web medio, soprattutto dieci
anni fa, poteva sembrare che il gioco o l’app fossero parte di Facebook. Se si
osserva la barra degli indirizzi del browser, quando si usa Facebook dal
computer, l’url comincia con apps.facebook.com, rafforzando ulteriormente
l’impressione che l’utente sia al sicuro, in un’accogliente culla blu,
sottoposto alle amorevoli cure di Facebook.
del sito di Facebook dove si trovano le app, sotto la barra di navigazione blu
in alto, crea ulteriore confusione. Per l’utente web medio, soprattutto dieci
anni fa, poteva sembrare che il gioco o l’app fossero parte di Facebook. Se si
osserva la barra degli indirizzi del browser, quando si usa Facebook dal
computer, l’url comincia con apps.facebook.com, rafforzando ulteriormente
l’impressione che l’utente sia al sicuro, in un’accogliente culla blu,
sottoposto alle amorevoli cure di Facebook.
Ma la
realtà è diversa. Quando un utente apre un’app, i server di Facebook
trasmettono la sua richiesta a un computer remoto. L’applicazione invia le sue
risposte a Facebook, che le reimpagina e le presenta all’utente, come se
fossero all’interno della piattaforma.
realtà è diversa. Quando un utente apre un’app, i server di Facebook
trasmettono la sua richiesta a un computer remoto. L’applicazione invia le sue
risposte a Facebook, che le reimpagina e le presenta all’utente, come se
fossero all’interno della piattaforma.
Per anni
queste trasmissioni sono avvenute in forma non criptata, finché Facebook ha
imposto alle applicazioni di comunicare attraverso una connessione sicura.
queste trasmissioni sono avvenute in forma non criptata, finché Facebook ha
imposto alle applicazioni di comunicare attraverso una connessione sicura.
Al di là
dei suoi termini di servizio per le applicazioni, che probabilmente molti
sviluppatori non hanno letto o ai quali non si sono sentiti in dovere di
prestare attenzione, Facebook “metteva in sicurezza” i dati degli utenti
condivisi con terze parti imponendo a ogni app di rendere pubblica la sua
politica sulla privacy.
dei suoi termini di servizio per le applicazioni, che probabilmente molti
sviluppatori non hanno letto o ai quali non si sono sentiti in dovere di
prestare attenzione, Facebook “metteva in sicurezza” i dati degli utenti
condivisi con terze parti imponendo a ogni app di rendere pubblica la sua
politica sulla privacy.
Dal
momento che la condivisione dei dati era affidata al controllo degli utenti, e
non alla politica aziendale, Facebook non sembra aver rivisto le sue politiche
per la privacy degli sviluppatori di piattaforme. Da quel che posso vedere,
l’unica cosa che ha fatto è stato assicurarsi che accedere all’url della
politica sulla privacy di una app non mostrasse un messaggio di errore di
“pagina non trovata”. Facebook faceva in modo che le politiche sulla privacy
esistessero in quanto pagine web raggiungibili, non in quanto vere politiche
sulla privacy, né tantomeno politiche che fornissero effettivamente una
qualsiasi forma di protezione. Inoltre gli utenti probabilmente non avevano mai
letto il contenuto di quei testi.
momento che la condivisione dei dati era affidata al controllo degli utenti, e
non alla politica aziendale, Facebook non sembra aver rivisto le sue politiche
per la privacy degli sviluppatori di piattaforme. Da quel che posso vedere,
l’unica cosa che ha fatto è stato assicurarsi che accedere all’url della
politica sulla privacy di una app non mostrasse un messaggio di errore di
“pagina non trovata”. Facebook faceva in modo che le politiche sulla privacy
esistessero in quanto pagine web raggiungibili, non in quanto vere politiche
sulla privacy, né tantomeno politiche che fornissero effettivamente una
qualsiasi forma di protezione. Inoltre gli utenti probabilmente non avevano mai
letto il contenuto di quei testi.
In
sostanza Facebook stava presentando delle app come delle estensioni
quasi-ufficiali dei suoi servizi principali a utenti che non potevano sapere
come funzionassero davvero le cose. Questo spiegherebbe perché così tante
persone si sono sentite tradite da Facebook in questi ultimi giorni: potrebbero
non aver mai capito che, innanzitutto, stavano usando applicazioni esterne e
non interne a Facebook, né tantomeno che si trattasse di app che raccoglievano
e vendevano i loro dati. A loro il sito non è mai apparso nient’altro che
Facebook.
sostanza Facebook stava presentando delle app come delle estensioni
quasi-ufficiali dei suoi servizi principali a utenti che non potevano sapere
come funzionassero davvero le cose. Questo spiegherebbe perché così tante
persone si sono sentite tradite da Facebook in questi ultimi giorni: potrebbero
non aver mai capito che, innanzitutto, stavano usando applicazioni esterne e
non interne a Facebook, né tantomeno che si trattasse di app che raccoglievano
e vendevano i loro dati. A loro il sito non è mai apparso nient’altro che
Facebook.
Raccoglievo
e conservavo i dati dei miei utenti per poter costruire i loro pascoli e così
via, e li possiedo ancora
e conservavo i dati dei miei utenti per poter costruire i loro pascoli e così
via, e li possiedo ancora
Nel caso
di Cow Clicker, il cui unico obiettivo è sempre stato quello di spingere le
persone a cliccare su una mucca, ho avuto accesso a due tipi di dati
potenzialmente sensibili senza neanche volerlo.
di Cow Clicker, il cui unico obiettivo è sempre stato quello di spingere le
persone a cliccare su una mucca, ho avuto accesso a due tipi di dati
potenzialmente sensibili senza neanche volerlo.
Il primo
è il numero identificativo: un codice numerico e unico per ogni account
Facebook. Con questo numero posso osservare il vostro profilo o caricarlo sul
sito pubblico aggiungendolo a facebook.com: quello di Mark Zuckerberg è il numero quattro.
è il numero identificativo: un codice numerico e unico per ogni account
Facebook. Con questo numero posso osservare il vostro profilo o caricarlo sul
sito pubblico aggiungendolo a facebook.com: quello di Mark Zuckerberg è il numero quattro.
Oggi
Facebook genera un identificativo unico, specifico per l’app, per ogni utente,
in modo da evitare che un’app ricolleghi una persona direttamente a dei profili
Facebook. Ma ai tempi d’oro di Cow Clicker, nel 2010, non era così e ogni app
aveva il vostro numero identificativo. Questi dati potevano essere incrociati
con altre informazioni. Dal momento che raccoglievo e conservavo gli
identificativi dei miei utenti per poter contare i loro clic, costruire i loro
pascoli e così via, li possiedo ancora e, in teoria, potrei usarli per scopi
disonesti. Un aggiornamento del 2014 ai termini di servizio proibisce alcune di
queste attività, ma non tutti sono preoccupati all’idea di violare i termini di
servizio di Facebook.
Facebook genera un identificativo unico, specifico per l’app, per ogni utente,
in modo da evitare che un’app ricolleghi una persona direttamente a dei profili
Facebook. Ma ai tempi d’oro di Cow Clicker, nel 2010, non era così e ogni app
aveva il vostro numero identificativo. Questi dati potevano essere incrociati
con altre informazioni. Dal momento che raccoglievo e conservavo gli
identificativi dei miei utenti per poter contare i loro clic, costruire i loro
pascoli e così via, li possiedo ancora e, in teoria, potrei usarli per scopi
disonesti. Un aggiornamento del 2014 ai termini di servizio proibisce alcune di
queste attività, ma non tutti sono preoccupati all’idea di violare i termini di
servizio di Facebook.
Poi c’è
un secondo genere d’informazioni, e cioè alcuni dati che Cow Clicker ha
ottenuto senza volerlo. Nel 2010 Facebook permetteva ancora agli utenti di
entrare nelle “reti” dei suoi utenti, gruppi come scuole, posti di lavoro e
organizzazioni. In alcuni casi, queste affiliazioni avevano bisogno di
un’autorizzazione, per esempio possedere un indirizzo email presso un dominio
che corrispondesse a quello di un’università. Nel corso del tempo, però, queste
verifiche sono diventate meno importanti per Facebook, e oggi gli utenti
possono affiliarsi a scuole o posti di lavoro in modo arbitrario. Meno ostacoli
ci sono, più è facile ottenere dati.
un secondo genere d’informazioni, e cioè alcuni dati che Cow Clicker ha
ottenuto senza volerlo. Nel 2010 Facebook permetteva ancora agli utenti di
entrare nelle “reti” dei suoi utenti, gruppi come scuole, posti di lavoro e
organizzazioni. In alcuni casi, queste affiliazioni avevano bisogno di
un’autorizzazione, per esempio possedere un indirizzo email presso un dominio
che corrispondesse a quello di un’università. Nel corso del tempo, però, queste
verifiche sono diventate meno importanti per Facebook, e oggi gli utenti
possono affiliarsi a scuole o posti di lavoro in modo arbitrario. Meno ostacoli
ci sono, più è facile ottenere dati.
Nel 2010,
sul divano del mio amico a Brooklyn, ho notato che Facebook mi trasmetteva i
dati sulle affiliazioni degli utenti, e quindi ho deciso di conservarli.
Facebook ha permesso alle app di conservare dati per cui era garantito
l’assenso degli utenti, ma ha invitato gli sviluppatori a non richiederne o
conservarne più di quanti non fossero strettamente necessari per le loro
attività. Inserendo i dati sull’affiliazione nella base dati di Cow Clicker ho
potuto stilare classifiche interne a diverse reti, permettendo ai miei
giocatori di fare a gara di clic con i loro colleghi di lavoro o compagni di
classe.
sul divano del mio amico a Brooklyn, ho notato che Facebook mi trasmetteva i
dati sulle affiliazioni degli utenti, e quindi ho deciso di conservarli.
Facebook ha permesso alle app di conservare dati per cui era garantito
l’assenso degli utenti, ma ha invitato gli sviluppatori a non richiederne o
conservarne più di quanti non fossero strettamente necessari per le loro
attività. Inserendo i dati sull’affiliazione nella base dati di Cow Clicker ho
potuto stilare classifiche interne a diverse reti, permettendo ai miei
giocatori di fare a gara di clic con i loro colleghi di lavoro o compagni di
classe.
Non è un
fatto particolarmente interessante né particolarmente negativo. Ma dal momento
che ho conservato gli identificativi numerici delle diverse affiliazioni degli
utenti, li possiedo ancora. Fino al 2016 potevo usare uno strumento di ricerca
chiamato Fql (Facebook query language), per recuperare i dati di queste reti e
ricollegarle ai miei utenti. Se avessi voluto avrei potuto usarli per scopi
commerciali.
fatto particolarmente interessante né particolarmente negativo. Ma dal momento
che ho conservato gli identificativi numerici delle diverse affiliazioni degli
utenti, li possiedo ancora. Fino al 2016 potevo usare uno strumento di ricerca
chiamato Fql (Facebook query language), per recuperare i dati di queste reti e
ricollegarle ai miei utenti. Se avessi voluto avrei potuto usarli per scopi
commerciali.
L’esempio
di Cow Clicker è così modesto da non sembrare forse neanche un problema. Che
importa se un giochino ha il vostro identificativo Facebook e i dati sulla
vostra istruzione e sul posto in cui lavorate? Soprattutto dal momento che il
suo creatore solitario (ovvero io) era troppo stupido o troppo pigro per
sfruttare questi dati per scopi personali. Ma anche se non ci avessi pensato
fin dall’inizio, avrei potuto farlo qualche anno fa, molto dopo la scomparsa
delle mucche, quando magari i giocatori di Cow Clicker si erano dimenticati di
aver installato l’app.
di Cow Clicker è così modesto da non sembrare forse neanche un problema. Che
importa se un giochino ha il vostro identificativo Facebook e i dati sulla
vostra istruzione e sul posto in cui lavorate? Soprattutto dal momento che il
suo creatore solitario (ovvero io) era troppo stupido o troppo pigro per
sfruttare questi dati per scopi personali. Ma anche se non ci avessi pensato
fin dall’inizio, avrei potuto farlo qualche anno fa, molto dopo la scomparsa
delle mucche, quando magari i giocatori di Cow Clicker si erano dimenticati di
aver installato l’app.
È anche
per questo che la risposta
di Zuckerberg alla polemica sui dati appare così inefficace.
Facebook ha promesso di sottoporre a verifica le aziende che hanno raccolto,
condiviso e venduto ampi volumi di dati, violando la sua politica, ma l’azienda
non può chiudere il vaso di Pandora che ha aperto dieci anni fa, quando per la
prima volta ha permesso alle app esterne di raccogliere i dati degli utenti di
Facebook. Quelle informazioni sono oggi nelle mani di migliaia, forse milioni
di persone.
per questo che la risposta
di Zuckerberg alla polemica sui dati appare così inefficace.
Facebook ha promesso di sottoporre a verifica le aziende che hanno raccolto,
condiviso e venduto ampi volumi di dati, violando la sua politica, ma l’azienda
non può chiudere il vaso di Pandora che ha aperto dieci anni fa, quando per la
prima volta ha permesso alle app esterne di raccogliere i dati degli utenti di
Facebook. Quelle informazioni sono oggi nelle mani di migliaia, forse milioni
di persone.
Nessuno
di noi ha chiesto i vostri dati. Ma li abbiamo ottenuti comunque
di noi ha chiesto i vostri dati. Ma li abbiamo ottenuti comunque
Come ha
scritto Jason Koebler
su Motherboard, è troppo tardi. “Se i vostri dati sono già stati
presi, Facebook non può aiutarvi a cancellarli. Se i vostri dati sono stati
presi, è molto probabile che siano stati venduti, riciclati e immessi
nuovamente su Facebook”. Anzi, tutto il frastuono relativo alla crisi di
Facebook e Cambridge Analytica potrebbe spingere molti vecchi sviluppatori di
app, come me, a rimettere mano a vecchi codici e database, chiedendoci cosa
abbiano ancora in magazzino e cosa potrebbe valer la pena sfruttare.
scritto Jason Koebler
su Motherboard, è troppo tardi. “Se i vostri dati sono già stati
presi, Facebook non può aiutarvi a cancellarli. Se i vostri dati sono stati
presi, è molto probabile che siano stati venduti, riciclati e immessi
nuovamente su Facebook”. Anzi, tutto il frastuono relativo alla crisi di
Facebook e Cambridge Analytica potrebbe spingere molti vecchi sviluppatori di
app, come me, a rimettere mano a vecchi codici e database, chiedendoci cosa
abbiano ancora in magazzino e cosa potrebbe valer la pena sfruttare.
L’atteggiamento
di apertura in stile laissez-faire di Facebook ha sicuramente contribuito alla
raccolta indiscriminata di dati che oggi emerge chiaramente tramite con lo
scandalo di Cambridge Analytica. Ma lo stesso ha fatto il suo atteggiamento nei
confronti degli sviluppatori di software. La piattaforma di Facebook era un
incubo dal punto di vista dell’uso e della manutenzione. Era diversa da tutti i
sistemi precedenti e cambiava costantemente, con aggiornamenti che uscivano
regolarmente ogni settimana. I vecchi codici smettevano di funzionare, senza un
motivo apparente. Alcuni sviluppatori di applicazioni per Facebook erano
disonesti fin dall’inizio, mentre altri non hanno potuto fare a meno di esserlo
appena hanno visto gli enormi volumi di dati che potevano sottrarre a milioni o
decine di milioni di utenti Facebook.
di apertura in stile laissez-faire di Facebook ha sicuramente contribuito alla
raccolta indiscriminata di dati che oggi emerge chiaramente tramite con lo
scandalo di Cambridge Analytica. Ma lo stesso ha fatto il suo atteggiamento nei
confronti degli sviluppatori di software. La piattaforma di Facebook era un
incubo dal punto di vista dell’uso e della manutenzione. Era diversa da tutti i
sistemi precedenti e cambiava costantemente, con aggiornamenti che uscivano
regolarmente ogni settimana. I vecchi codici smettevano di funzionare, senza un
motivo apparente. Alcuni sviluppatori di applicazioni per Facebook erano
disonesti fin dall’inizio, mentre altri non hanno potuto fare a meno di esserlo
appena hanno visto gli enormi volumi di dati che potevano sottrarre a milioni o
decine di milioni di utenti Facebook.
Milioni di
app sono state create fino al 2012, quando ho appeso il cappello da
cow-boy al chiodo. Non solo applicazioni apparentemente concepite con un
secondo scopo, come i test della personalità di Aleksandr Kogan, che estraevano
dati poi venduti a
Cambridge Analytica. Ma centinaia di migliaia di creatori di
semplici giocattoli, quiz, videogiochi e comunità, che forse non hanno mai
voluto ingannare gli utenti o violare la loro privacy, lo hanno comunque fatto
perché Facebook ci ha ingozzato con i loro dati. In generale, nessuno di noi ha
chiesto i vostri dati. Ma li abbiamo ottenuti comunque, e per sempre.
app sono state create fino al 2012, quando ho appeso il cappello da
cow-boy al chiodo. Non solo applicazioni apparentemente concepite con un
secondo scopo, come i test della personalità di Aleksandr Kogan, che estraevano
dati poi venduti a
Cambridge Analytica. Ma centinaia di migliaia di creatori di
semplici giocattoli, quiz, videogiochi e comunità, che forse non hanno mai
voluto ingannare gli utenti o violare la loro privacy, lo hanno comunque fatto
perché Facebook ci ha ingozzato con i loro dati. In generale, nessuno di noi ha
chiesto i vostri dati. Ma li abbiamo ottenuti comunque, e per sempre.

