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Chi paga il conto per le banane equosolidali

22 Maggio 2017

Il terreno è piccolo, non supera l’ettaro e mezzo. Gli alti fusti, ognuno con il suo casco di frutti avvolto in una sacca di plastica, proteggono dal sole battente. Gustavo Gandini affonda le mani nel terreno e mostra il brulicare della vita nei suoi dettagli più piccoli e meno attraenti: “Guardate questo lombrico, questo lungo verme peloso!”.

Una gallina razzola a poca distanza, colibrì becchettano tra le foglie. “In un campo coltivato convenzionalmente, vedreste solo morte e desolazione. Con il biologico, invece, la natura vive e si riproduce in un ciclo integrato”. Siamo in una piantagione di banani vicino a Mao, nel nord della Repubblica Dominicana. Sono venuto qui insieme a una piccola delegazione di giornalisti europei per vedere l’origine della filiera della banana. Gandini, agronomo colombiano di remote origini italiane, è il direttore tecnico di Banelino, un consorzio di 140 piccoli produttori che in quest’area controllano 1.500 ettari. Tutti rigorosamente biologici e parte del commercio equo e solidale.